Abbiamo incontrato ai nostri microfoni la mente propositiva e geniale della Fondazione l’Uomo e il Pellicano ETS, Alberto Guglielmo Manzoni, che da maggio 2023 si occupa di cultura e filantropia a cui abbiamo rivolto alcune domande.
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In questi anni la Fondazione l’Uomo e il Pellicano ha dato slancio a due filoni, uno culturale e filantropico. Capiamo come è andata dalle parole di Alberto Guglielmi Manzoni, fondatore della Fondazione. Qual è il modello d’intervento della Fondazione?
Forse non esiste un modello specifico di intervento. La fondazione l’Uomo e il Pellicano che – ricordo – a maggio di quest’anno festeggia i suoi primi tre anni di vita è una fondazione che persegue due filoni: uno culturale e uno solidaristico-filantropico. Il filo conduttore di molti eventi culturali e filantropici sinora realizzati in questi tre anni di vita è consistito in una certa attenzione verso l’altro, in un sentimento di responsabilità, di condivisione del sapere nonché di gentilezza e di gratitudine. Personalmente, poi, io insisto molto sul concetto di gratitudine: dovremmo tutti cercare di sviluppare gratitudine nei confronti della Vita per le cose positive che abbiamo, e che possono essere una buona salute, una certa tranquillità economica, un ottimo livello di istruzione, la possibilità di viaggiare. Insomma, per le condizioni favorevoli che ci riguardano rispetto a tanti milioni di esseri umani che a questo mondo versano in condizioni assai critiche, precarie, se non addirittura molto drammatiche.Ecco, noi che stiamo bene, malgrado crisi passeggere o piccoli fastidi di cui ci lamentiamo – talvolta esageratamente – dovremmo cercare di stare ancora meglio, a livello interiore e psicofisico, per aiutare coloro che stanno davvero peggio.
C’è una sottile ma non irrilevante differenza tra solidarietà e filantropia.
La prima consiste nell’aiuto concreto verso una o più persone in condizioni di bisogno; l’altra significa letteralmente amore verso l’umanità ed è probabilmente molto più difficile sviluppare o incrementare questo sentimento di amore verso l’umanità. Non a caso la mia fondazione nasce nel ricordo di una grande figura del Novecento, Albert Schweitzer (1875-1965, teologo, studioso di etica e di filosofia, medico missionario in Africa e premio Nobel per la Pace), il quale, proprio attraverso una vita di dedizione agli altri, ha cercato di attuare questo principio di attenzione e cura verso l’altro. Negli eventi culturali e benefici con raccolta fondi finora realizzati dalla fondazione ho cercato sempre di sottolineare ed enfatizzare l’aspetto di gentilezza, compassione e responsabilità. Per Schweitzer, ad esempio, la compassione rivestiva una notevole importanza: l’astrazione è la morte dell’etica in quanto l’etica è rapporto vivente e costante con la vita vivente. Già in una predica del 1919 argomentava: “Noi tutti siamo simili all’uomo che cammina fuori nel freddo e nella neve. Guai a lui, se si siede per cedere alla stanchezza e per dormire: non si risveglierà più. Così l’uomo morale muore in noi, quando siamo stanchi di condividere ciò che vivono gli altri esseri intorno a noi, quando siamo stanchi di soffrire con loro.
Come si è costruita una filantropia diffusa, capillare e molto vicina ai bisogni dei cittadini, in campo sociale e culturale?
Beh, non è facile portare avanti un certo tipo di discorso. La Fondazione l’Uomo e il Pellicano ha soli tre anni di vita: ha fatto diverse cose nel Ponente ligure e da un anno e mezzo è presente anche a Milano. Deve farsi conoscere. Tutto questo richiede grande impegno e perseveranza: penso e mi auguro che possa nascere un sempre maggiore gruppo di persone capaci di apprezzare le iniziative della fondazione e che abbiano a cuore l’approfondimento di tematiche culturali riguardanti l’essere umano e le questioni essenziali del vivere, la riflessione, la compassione e il sentimento della gentilezza come filosofia di vita.









