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Italia a rischio lockdown energetico a maggio: stop ai consumi, servizi sotto pressione e voli

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Maggio si avvicina e l’Italia guarda con preoccupazione a una possibilità che, fino a pochi mesi fa, sembrava distante: un”lockdown energetico” Causa emergenza guerra in corso. Il timore cresce soprattutto per un punto delicatissimo del pianeta: lo stretto di Hormuz. Se dovesse arrivare una chiusura prolungata, il problema non riguarderebbe soltanto il prezzo dell’energia, ma potrebbe mettere in crisi l’intero sistema dei rifornimenti, con effetti immediati anche su aeroporti, trasporti e catene commerciali. Al momento, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni più diffuse, i fornitori potrebbero garantire rifornimenti digasolio fino alla metà o alla fine di maggio. La preoccupazione di un altro lockdown è alta. La parola “lockdown” spaventa, ma in ambito energetico può significare qualcosa di più concreto, limitazioni graduali e gestite con l’obiettivo di ridurre i consumi nei momenti di maggiore difficoltà. Tra le misure che circolano come ipotesi ci sono:

  • Limitazioni sui condizionatori, per ridurre i consumi elettrici nei periodi più caldi o in orari specifici.
  • Targhe alterne, cioè restrizioni alla circolazione per abbattere l’inquinamento ma anche per alleggerire la domanda complessiva di carburante e trasporti.
  • Smart working esteso, per diminuire gli spostamenti e, indirettamente, i consumi energetici legati alla mobilità e alle attività di ufficio.

Lo stretto di Hormuz è uno dei punti da cui passa una parte rilevante dei flussi energetici verso varie aree del mondo. Per questo il suo eventuale blocco viene considerato un pericolo reale. Il timore è che la guerra possa portare a una chiusura prolungata e se accadesse, diventerebbe un problema serio per l’Italia e per molti settori collegati ai rifornimenti: dalle industrie ai trasporti, fino ai servizi essenziali. Quello che sta accadendo, è u n confronto con gli anni settanta, quando in particolare nel 1973 la guerra portò a una crisi che fece percepire il petrolio non più come un bene “sempre disponibile” e a prezzo prevedibile. Oggi la paura è che si possa ripercorrere qualcosa di simile con conseguenze gravi, per aeroporti, voli sospesi , trasporti e commercio bloccato.
Quando si bloccano trasporti e rifornimenti, il commercio rallenta o si ferma. Tutto fa pensare di dover rivivere il periodo della pandemia, perché il meccanismo potrebbe essere simile, interruzioni, sospensioni e difficoltà operative. Il rischio è reale e la finestra di maggio è decisiva. Al momento i rifornimenti di gasolio sembrano coprire fino alla metà o alla fine di maggio ,ma la minaccia più grande resta legata a un possibile blocco dello stretto di Hormuz.

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