venerdì, Dicembre 12, 2025
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Italia-Norvegia 1-4: disfatta totale. Altro che Mondiali, qui serve il trattore.

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Se qualcuno avesse ancora dubbi sullo stato comatoso del calcio italiano, la disfatta di San Siro contro la Norvegia li ha spazzati via come un vento gelido del Nord. Un’umiliazione in piena regola: 1-4, in casa, contro una squadra che  con tutto il rispetto  non ha mai avuto la nostra storia, il nostro palmarès, i nostri campioni. Ma oggi, la storia non gioca più. E i campioni, semplicemente, non ci sono. L’Italia parte bene, va in vantaggio con Esposito e per un attimo ci illudiamo: “forse stavolta ce la facciamo”. Ma è solo un miraggio. Appena la Norvegia alza il ritmo, gli Azzurri si sciolgono come neve al sole. Difesa bucata, centrocampo inesistente, attacco sterile. Haaland fa quello che vuole, e in due minuti ci ricorda cosa significa avere un vero fuoriclasse. Il resto è solo agonia. Il CT Gattuso, simbolo di grinta e cuore, sembra aver perso la bussola. La squadra non ha un’identità, non ha un piano, non ha nemmeno l’orgoglio. E a fine partita, le solite scuse: “Dobbiamo chiedere scusa ai tifosi”. Ma quante volte ancora? Dopo la Svezia, dopo la Macedonia, ora anche la Norvegia. Sempre la stessa storia. Sempre lo stesso epilogo. Con questo risultato, l’Italia è condannata ai playoff. Di nuovo. Un girone che doveva essere alla nostra portata si trasforma nell’ennesimo calvario. E con questa squadra, con questa mentalità, con questa confusione tattica, pensiamo davvero di andare ai Mondiali? Ma per favore. Forse è il momento di smetterla con le illusioni. Forse è il momento di tornare con i piedi per terra. Perché se questo è il meglio che il nostro calcio può offrire, allora sì: meglio andare a zappare. Almeno nei campi si suda davvero, si lavora con dignità, e non si prende in giro un’intera nazione. Il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione. Non di slogan, non di promesse, ma di fatti. E finché continueremo a vivere di ricordi, continueremo a collezionare figuracce.

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