L’Italia sembra fare un salto indietro nel tempo, tornando a un clima di limitazioni e controlli che richiamano alla mente epoche passate. Le recenti politiche su vari fronti stanno suscitando un acceso dibattito nel Paese: dalla criminalizzazione della maternità surrogata come “reato universale”, alle nuove misure di protezione contro i siti pornografici, fino alle restrizioni imposte ai siti di streaming gratuiti. A ciò si aggiunge un panorama in cui gli abbonamenti a pagamento diventano la norma e le televisioni sembrano sempre più inclini a dettare cosa gli italiani devono guardare. La domanda che molti si pongono è: Cosa resterà dell’Italia libera e digitale che conoscevamo?
Una delle decisioni più controverse è stata la recente approvazione della legge che rende la maternità surrogata un reato universale, perseguibile anche se praticata all’estero. Questo provvedimento ha sollevato un’ondata di critiche da parte di chi vede nella gestazione per altri (GPA) una possibilità per coppie che non possono avere figli, ma soprattutto una scelta personale che dovrebbe essere tutelata. I sostenitori della legge, tuttavia, affermano che si tratti di una misura necessaria per proteggere le donne da quello che definiscono un “sfruttamento del corpo femminile”. Mentre altri Paesi, come Stati Uniti e Canada, adottano un approccio più aperto, l’Italia sembra aver scelto una strada più rigida, ispirata a una visione morale tradizionale, che però rischia di isolare il Paese in un contesto internazionale sempre più progressista.
Un altro fronte di controllo riguarda la nuova normativa che introduce misure di protezione per impedire l’accesso ai siti pornografici ai minori. Pur essendo una questione importante, l’applicazione di rigide misure di verifica dell’età, con l’obbligo di registrare dati sensibili, ha generato preoccupazioni. I critici sottolineano come questo potrebbe facilmente trasformarsi in una forma di sorveglianza di massa e una limitazione delle libertà digitali degli adulti, creando una rete di controlli capillari difficili da gestire. Mentre la battaglia contro la pirateria è giustificata, le nuove restrizioni contro i siti di streaming gratuito stanno influenzando milioni di italiani. La possibilità di accedere a contenuti multimediali senza dover pagare abbonamenti è sempre stata una via di fuga per chi non può permettersi le costose piattaforme a pagamento. Con le recenti misure, il governo sembra voler chiudere questa porta, imponendo un controllo sempre più severo sulle attività online degli utenti.
In questo contesto di restrizioni, anche la televisione tradizionale sembra voler tornare a essere un mezzo di controllo più che di informazione. I palinsesti sempre più orientati verso programmi omogenei e di basso profilo culturale lasciano poco spazio a una programmazione variegata e di qualità. Alcuni critici temono che ci sia una precisa volontà di manipolare l’opinione pubblica, offrendo solo ciò che si vuole far vedere al pubblico, togliendo la possibilità di scegliere contenuti che stimolino il pensiero critico. L’Italia si trova di fronte a una serie di sfide che sembrano riportare indietro l’orologio dei diritti e delle libertà. L’adozione di misure sempre più restrittive – dalla criminalizzazione della maternità surrogata, alla censura del web e dei contenuti gratuiti – sembra delineare un quadro preoccupante per il futuro del Paese. La direzione intrapresa appare chiara: meno libertà individuali, più controllo sui cittadini. Mentre altri Paesi guardano al futuro con un approccio più liberale e aperto, l’Italia rischia di rimanere intrappolata in un passato che limita il progresso e il libero accesso alle risorse digitali e culturali.









