KUJTIM HAJDARI
È un poeta, scrittore, traduttore,
editore, critico letterario e promotore
albanese. Scrive in albanese, italiano
e più recentemente in inglese. Ora
vive negli Stati Uniti.
Kujtim Hajdari è finalista per
l'”AUTORE DELL’ANNO 2025″ a
Hollywood, USA, con il suo libro di
poesie “Attraverso le Onde della
Vita”. La cerimonia per questo
importante evento internazionale si
terrà il 4 ottobre 2025 al Hollywood Salon in California, USA.
Questo è il suo secondo grande premio dopo aver vinto gli
“INTERNATIONAL IMPACT BOOK AWARDS” nell’agosto
2024.
Hajdari ha pubblicato 18 raccolte di poesie, tre romanzi e
tradotto numerosi volumi.
Ha partecipato a oltre 50 concorsi nazionali e internazionali,
ricevendo numerosi premi in quasi tutti, tra cui coppe, diplomi,
certificati e altro.
Ha partecipato a oltre 200 antologie nazionali e internazionali in
tre lingue: albanese, italiano e inglese. La sua poesia è stata
tradotta e pubblicata in oltre 25 paesi.
Lui è l’editore dell’antologia “All Together” su Amazon, che
presenta creatori da tutto il mondo.
- MI SONO SAZIATO
Mi sono saziato del veleno del silenzio,
Dove le parole restano sospese – cadaveri senza vita,
I pensieri vagano come nuvole caotiche,
In un cielo infinito, oscuro,
Segnato da macchie e simboli mistici.
Mi sono saziato di vecchi ricordi,
Che come echi impauriti in notti spaventose,
Tornano con le voci tenui del passato,
E ancora mi chiamano come un orfano senza speranza.
Come anime dannate, in una maledizione.
Mi sono saziato dei momenti perduti,
Che il tempo annega in acque torbide,
E io, stanco, spezzato,
Mi dissolvo sulle sue sponde spaventose,
Aspettando una nuova onda,
Che cancelli l’epitaffio del dolore,
Sulla pietra tombale della gioia.
Mi sono saziato eppure resto alla ricerca,
Di una luce che accenda la notte fredda della mia mente,
Di un sentimento – che scaldi il mio cuore di ghiaccio,
E di una speranza che mi porti da qualche parte,
Fosse anche su strade senza fine, cieche del futuro,
Purché io senta di muovermi, di andare avanti.
Kujtim Hajdari
- CON TE, O MARE!
O mare, quante volte ho combattuto e dimenticato,
Con te il mondo amaro, la vita aspra, passata,
Quante volte nel cielo della felicità mi hai portato,
Quante volte l’oscurità me l!hai fatto vedere.
Nel tuo respiro, quante volte ho trovato la pace,
Come vicino al bicchiere di vino tinto, ubriaco.
Quando gli anni pesanti mi stavano uccidendo,
Quando il tempo mi buttava stormo e fango.
Sulle braccia della tristezza, quando stavo sul bordo,
Dalle spalle mi presi e mi hai scrollato forte all’orlo,
E io, tra le onde, come un combattente leggendario,
Mi buttavo e un filo di speranza cercavo di nuovo.
Quante volte, in lacrime, ho visto il tuo nero fondo,
Quando sono stato trascinato negli abissi, orribilmente,
Ogni tanto mi mettevate paura e vedevo la testa sul tronco,
Nella tua discesa, quando guardavo l’Inferno imminente.
A volte mi schiantavi sulla riva come le immondizie,
A volte in cima alle onde mi davi la libertà,
Il segno della lotta, lungo la costa, è ancora rimasto,
Come al sole l’immagine della mia faccia indurita.
Il bianco sulle creste delle onde che la lotta ha pitturato,
Le impronte simile, sui miei radi capelli, hanno lasciato,
Ma di nuovo, un combattente sulle onde voglio essere,
E altre sfide con te, per la mia libertà, voglio ancora avere
- MI INCHINO DAVANTI A TE
1
Tu apri i fiori del mio spirito in primavera,
La luce riempie i tuoi occhi, così sincera.
Le notti di tristezza che han rovinate le mie vie,
Con le lucciole di speranza, mi illumini così, sì.
2
Mi inchino davanti a te, oh dolce amore,
Riversando canzoni, colmo il mio cuore,
Per te che hai acceso il mio sogno, la mia vita,
A te che mi hai dato una dolce visione infinita.
3
Sei venuta come un germoglio dopo la pioggia,
Mi hai tirato fuori dal buio, dalla soggezione.
Come un raggio di sole, che scivola dentro l’anima,
Il cielo turbato si schiude, via la melanconia.
4
Davanti a te, Napoleone e Hitler son caduti,
Davanti a te, re e Cesari si son inchinati ai rifiuti,
Per te tanti sono morti, tanti segnati dall’odio,
E che potevo fare io, in preda ad un amore?
5
Le stelle brillano, danzano nel buio,
Ed io mi perdo tra i tuoi occhi, un dolce trucco.
Siamo vivi, palpiti che fanno vibrare il tempo,
In questo amore eterno, io trovo il mio scampo.
6
In questa danza, solo noi due da ora in poi,
Mi inchino a te, o amore, tra i sogni e il buio.
Non c’è gloria per i re, non c’è guerra che vinca,
Solo il tuo amore è la mia unica rinca.
Mi inchino davanti a te, fino alla fine,
Per te, oh amore, da cui tutto nasce e cammina.
Kujtim Hajdari
*
- LA MIA GIOVENTÙ
Quante volte ho pianto per te, la mia gioventù,
Con la mia sciarpa del cuore ti ho asciugato le lacrime,
Nel crepuscolo del tramonto,
Quando partivi con le ferite sul corpo,
Sulle strade amare, senza orizzonte, anni senza ritorno,
Ucciso dagli slogan comunisti,
Nell’avidità e nella lussuria di una politica viziosa ed egoista.
Le labbra stavano bruciando per un po ‘di libertà,
La lingua terrorizzata si nascondeva nell’abisso della paura,
Con i denti del dolore mordevamo le leggende del tempo,
Nelle carceri di Enver abbiamo scritto Dante’s Hell,
Con lettere di sangue che colavano dal cuore spezzato.
Con gli occhi assetati di luce,
Misuravamo gli spazi inaccessibili dei cieli della conoscenza,
E abbiamo nutrito la speranza nella fonte dei sogni,
Desiderosi come sempre.
Piango ancora con lacrime calde,
I tuoi vestiti stracciati sulle strade e le foreste della Grecia,
Incantati dalla stanchezza e lacerati dalle bestie selvagge.
I tuoi stracci che il vento trema ancora negli alberi delle navi,
I tuoi stracci che compaiono e scompaiono tra le onde,
Tra le acque nere, profonde dei mari, che entrano e fanno rima,
Nei canzoni e nelle piante dell’emigrazione.
Il mondo di nuovo nel fumo del tempo,
La leggenda è per noi.
Per noi che cercavano una mano al mondo per sopravvivere,
Cercavamo nelle tasche forate della misericordia.
Per noi che siamo scappati da una colera,
Dal luogo e dalla culla che ci ha cresciuto.
Nei sogni barbaramente violati da un regime illusorio,
Nei sogni perduti negli orizzonti di una falsa democrazia,
La nostra giovinezza è stata ferita, bruciata, umiliata.
Kujtim Hajdari
*
- MI ASPETTERESTI STASERA?
Salgo lentamente le scale e spero in una magia,
Guardo attentamente la porta: “stasera, uscirà?
Con un sorriso di luna come allora, apparirà,
Con la dolce voce – amore e nostalgia?
Mi sto ancora avvicinando – nessuna voce,
Forse è impegnata a cucinare la cena,
O con suo nipote – ridono e giocano,
E sui tappeti allegramente si ruotano.
Apro la porta lentamente – neanche un sussurro,
Invece tu mi sorridi dalle foto sul muro,
“Sono tutta qui, non mi vedi, nei tuoi ricordi,
Anche se non ti aspetto la sera come prima.
Quando i fiori domani verrai a portarmeli,
Nella tranquillità delle tombe, anima mia,
Per i nostri ricordi, i sogni stroncati ti parlerò,
Il dolore che ti sta uccidendo te lo porterò via.”
Kujtim Hajdari
*
- LA MIA VICINA
La tua voce e le tue risate piene di luce,
Fanno scendere i rumorosi uccelli primaverili,
Loro circondano la mia anima fragile,
E la prendano sù, verso il cielo splendente,
La mia anima si perde con loro, nella folla.
Fuori finestra mi segue la mimosa fiorita,
Bella, appena dalla doccia solare uscita,
E ridendo, con una dolce voce notturna,
Mi dice: “Perché non vieni da me?”
E io mi perdo nei sogni fantastici,
In bellissime scene d’immaginazione …
Con la bellissima mimosa,
Quanto assomigliate!
Kujtim Hajdari










