
“Sanremo è Sanremo”, recitava un noto motivetto degli anni Ottanta. E oggi, a distanza di decenni, possiamo dirlo con ancora più forza. Perché a ribadirlo, stavolta, non è solo il cuore degli italiani o la tradizione, ma un pronunciamento autorevole del Consiglio di Stato. Nella sentenza emessa a fine giugno, i giudici amministrativi mettono nero su bianco un principio destinato a fare scuola: il Festival della Canzone Italiana, in quanto evento canoro storicamente identificato, è e resta di proprietà del Comune di Sanremo. Nonostante la televisione lo abbia trasformato in un fenomeno mediatico, con format sempre più spettacolari, il cuore pulsante dell’evento resta sotto la titolarità del Comune ligure, che ne detiene il marchio e l’identità originaria. Un passaggio chiave della sentenza recita: “Tutto l’argomentare della Rai e di Rai Pubblicità circa la sussistenza di concorrenti diritti o di una comunione intorno al Festival non è dunque condivisibile né conducente, ai fini che qui occupano”. In altre parole, la Rai può rivendicare il format televisivo, ma non l’evento in sé, che nasce, cresce e vive a Sanremo. Anzi, come precisato dai giudici, negli anni il marchio “Festival di Sanremo” è stato anche associato ad altri format, parzialmente diversi, senza che ciò ne intaccasse il valore o ne determinasse un’eventuale decettività. Una distinzione fondamentale che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul futuro degli accordi tra Rai e Comune. La manifestazione d’interesse avviata da Palazzo Bellevue a cui ha risposto solo la tv di Stato trova ora un nuovo e robusto sostegno legale: la titolarità esclusiva dell’evento è comunale, non televisiva. Questo non significa, ovviamente, che la Rai verrà esclusa: nessuno contesta il suo ruolo centrale nella diffusione e nel successo del Festival. Ma il tavolo delle trattative, da oggi in poi, si giocherà su basi nuove, più equilibrate. Il Comune non è più e non sarà più solo un palcoscenico, ma un interlocutore primario con voce in capitolo sulle modalità di svolgimento, promozione e gestione dell’evento. Il sindaco e l’assessore competente avranno così un’arma in più nei colloqui con i vertici di Viale Mazzini, per tutelare l’identità e il prestigio della manifestazione. Nel frattempo, nulla vieta come sottolineano i giudici la creazione di altri eventi canori simili. Ma saranno “altro”, con altri nomi, in altre città, e difficilmente potranno eguagliare il valore simbolico, culturale e affettivo che il Festival di Sanremo rappresenta per l’Italia. Perché, alla fine, una cosa è certa: il Festival non si tocca. Sanremo è Sanremo.









