martedì, Luglio 14, 2026
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La Baia di Trentaremi: uno dei posti più selvaggi e belli di Posillipo.

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La baia di Trentaremi è un angolo di Napoli che sembra lontano dal caos cittadino, è un’insenatura incastonata tra coste rocciose a picco sul mare di tufo giallo alte fino a 150m, ricoperte di macchia mediterranea che arriva fin quasi a toccare l’acqua. Il mare è di un blu intenso, da cartolina, e fa parte dell’Area Marina Protetta della Gaiola. Dall’alto sembra quasi un fiordo esotico, si vedi benissimo dalle terrazze del Parco Virgiliano.

Qui c’era l’anfiteatro imperiale voluto da Publio Vedio Pollione, nelle falesie ci sono 8 grotte tufacee, 2 navigabili naturalmente e le altre scavate dai romani per estrarre tufo, la più famosa è la “Grotta del Tuono”: la volta a botte amplifica il rumore delle onde fino a farlo sembrare un tuono.

Per arrivarci non c’è una discesa comoda da terra. È raggiungibile solo via mare con SUP, kayak o barca. Parte dei tour in kayak partono dalla Gaiola/Rocce Verdi e arrivano fino a Trentaremi. Dall’alto invece la guardi dal Parco Virgiliano, ma la zona delle terrazze panoramiche purtroppo  è stata chiusa e trascurata per anni. Il nome “Trentaremi” fa pensare a una distanza da percorrere a nuoto/bracciate. 

Insomma, niente stabilimenti, niente sabbia. Solo scogli, tufo, mare pulito e silenzio. Posto perfetto se si cerca natura vera .

Il nome “Trentaremi” deriva dal greco Triakonta Orôn = “trenta remi”. La baia era una base per navi da guerra con 30 rematori per lato, le triremi. I pescatori locali hanno storpiato il nome nei secoli. Questa spiegazione è quella che gli storici danno per buona. Qui, Pollione, amico di Augusto, aveva la villa con l’anfiteatro imperiale che affacciava proprio sulla baia. la leggenda dice che avesse delle murene in vivai scavati nella roccia e, se uno schiavo sbagliava, lo buttava in pasto ai pesci. Augusto un giorno lo vide farlo e, disgustato, gli ordinò di liberarle tutte e di distruggere i vivai. Di Pollione oggi resta solo l’anfiteatro scavato nella roccia che domina la baia.

Vi è poi la Grotta del Tuono:
Il nome viene dal rumore che fa il mare dentro la volta a botte. La leggenda popolare diceva che fosse la “voce degli dèi” o che ci abitasse un mostro marino. In realtà è solo acustica + eco, ma d’estate con mare mosso il boato si sente anche da lontano e si capisce perché spaventava i pescatori. In una delle grotte artificiali hanno trovato un cunicolo di un acquedotto romano che saliva fino a una cisterna con mura in opus reticulatum. La leggenda locale racconta di tunnel segreti che da Trentaremi arrivavano fino alla villa di Pollione e alla Grotta di Seiano. Di tunnel ce ne sono davvero, ma nessuno è stato mappato tutto: quindi il mistero resta. La baia finisce allo scoglio di Virgilio, non c’è prova che il poeta ci andasse, ma a Posillipo c’è la sua tomba. Da qui nasce la leggenda che Virgilio fosse anche un mago: si diceva che avesse creato la Grotta di Posillipo con la magia, e che da Trentaremi partissero i suoi incantesimi sul mare.

Antonietta Cacace

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