martedì, Agosto 11, 2026
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La Campanella di San Michele: il suono che salva

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A Capri un tintinnio guida ancora chi si perde, e porta fortuna a chi la porta al collo, a  Capri la fortuna non sta nei diamanti, sta in un suono piccolo, d’argento, che tintinna. La Campanella di San Michele, se vai in giro per Anacapri la vedi appesa ovunque: al collo, al portachiavi, allo specchietto della macchina, ma pochi sanno perché. E la storia comincia secoli fa, con un pastorello e un pericolo.
La leggenda dice che tanti anni fa un ragazzino faceva il pastore sui monti di Anacapri, un giorno il gregge scappò, lui lo inseguì finché non arrivò in un punto dove il sentiero spariva, sotto di lui solo roccia e mare, era perduto, e la notte stava calando, aveva paura, si sedette su una pietra e iniziò a piangere. “Signore, aiutami. Non so dove sto”. Fu allora che lo sentì, un suono lieve. Tlin, tlin, tlin. Una campanella, piccola, chiara, che sembrava chiamarlo per nome, si alzò, seguì quel suono tra le rocce, passo dopo passo, senza capire dove andava. la campanella lo portava lontano dal precipizio, lo riportava sul sentiero giusto, lo riportava a casa, quando arrivò al paese, il suono smise, al suo posto c’era una luce, e in quella luce il pastorello vide San Michele, l’Arcangelo con la spada, protettore dei viandanti, dei perduti, di chi ha paura. Da quel giorno la campanella è sacra
San Michele non parlò, non serviva, aveva già detto tutto con quel tlin. Il ragazzo capì: era stato salvato, guidato fuori dal pericolo da una mano che non si vede. Da allora a Capri la campanella non è un semplice ciondolo, è il portafortuna ufficiale dell’isola, lo regalano i nonni ai nipoti quando partono, lo mettono le mamme nelle culle, lo tengono i pescatori in barca quando il mare si fa nero, perché il senso è sempre lo stesso: “Se ti perdi, qualcuno ti guida. Se cadi, qualcuno ti rialza.”
Vai ad Anacapri oggi, entra in una bottega, le campanelle sono tutte uguali e tutte diverse: d’argento, con l’immagine di San Michele incisa dentro, se la scuoti fa lo stesso suono di 500 anni fa, i capresi dicono che non è superstizione, è memoria, memoria di un pastorello che aveva perso la strada e l’ha ritrovata grazie a un suono. E forse è per questo che a Capri, più che in altri posti, la gente ti aiuta senza che tu chieda, perché tutti, da bambini, hanno imparato la stessa cosa: quando sei nel buio, ascolta, il suono giusto arriva sempre, la fortuna si porta addosso.
Così la campanella di San Michele è diventata Napoli, è diventata Capri, non è oro, non è pietra preziosa, è argento, è leggera, è un rumore piccolo che ti ricorda una cosa grande: Non sei mai solo. Anche quando pensi di essere sul ciglio di un precipizio, c’è un tlin che ti chiama indietro, e se una sera la senti tintinnare senza motivo… sorridi, potrebbe essere San Michele che ti sta dicendo: “Stai attento. Io ci sto”.

Antonietta cacace

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