venerdì, Luglio 19, 2024
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La Cina spinge sempre più verso la guerra. Il “Mostro” inviato contro le Filippine, di cosa si tratta. E la diplomazia collassa

La Cina, che sino a ora aveva mantenuto una posizione prudente rispetto ai sempre più fragili equilibri internazionali, ha ormai chiaramente imboccato una nuova strada. Che passa per il dispiegamento di forze militari con annesse, continue provocazioni all’Occidente e ai Paesi del Sud Est asiatico. Dopo il clamoroso annuncio delle manovre militari congiunte con la Bielorussia ai confini di Ucraina e Polonia, ora Pechino alza il tiro anche nel Mar della Cina. E lo fa dispiegando per la prima volta la sua flotta in una zona adiacente a Filippine e Indonesia chiamata ZEE, sigla che indica il confine della zona economica di pertinenza dei due Paesi ed è delimitata da nove punti di coordinate geografiche. Il dragone ha schierato le sue portaerei e iniziato esercitazioni militari alle quali partecipano anche navi di guerra anfibie e navi da combattimento di superificie. Un’evidente provocazione da parte del regime cinese in un clima di crescente tensione, resa ancora più palese con l’invio del cosiddetto “Mostro“.

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Si tratta di un “intimidatore”, la Cina Coast Guard 5901, una massiccia portaerei del peso di 12.000 tonnellate che ha preso posizione di fronte alle Filippine e alle Sabina Shoals, un Arcipelago di isole che rappresenta uno dei motivi del contendere. La nave, che per l’appunto è soprannominata il Mostro per le sue dimensioni e per il suo sua potenziale bellico, è stata inviata come un monito, nel tentativo di mettere pressione al governo di Manila e di lanciare l’ennesimo messaggio agli americani. L’immensa portaerei, prima di arrivare nel settore ZEE, ha effettuato un “pattugliamento esteso e invasivo“, come riferisce Marco Antonellis del Giornale d’Italia, “lungo la linea dei 9 punti di coordinate geografiche della ZEE”, all’interno della zona di pertinenza filippina. L’apparato militare cinese prosegue dunque la sua espanione e appare sempre più aggressivo. Il tutto mentre tutta l’infrastruttura diplomatica internazionale, colta in parte di sorpresa dal “nuovo corso” di Pechino, sembra sul punto di collassare.
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