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LA DEPUTATA MONICA IONESCU CHIEDE LA REVOCA DELL’ADESIONE DELLA ROMANIA ALLA DICHIARAZIONE DI WICKLOW

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Il Comunicato Stampa della Deputata, Avv. MONICA IONESCU si inserisce nel dibattito sulla riforma dei meccanismi decisionali dell’Unione Europea, in particolare riguardo all’estensione del voto a maggioranza qualificata (QMV) nella Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC).

Il 31 agosto, a Wicklow (Irlanda), durante la riunione informale Gymnich, 11 ministri degli Esteri hanno firmato una lettera con cui i rispettivi Stati sostengono il passaggio dall’unanimità al voto a maggioranza nella politica estera: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania,Spagna e Svezia accettano, in linea di principio, di rinunciare in futuro al diritto di veto-l’unico scudo nel Consiglio UE per uno Stato piccolo di fronte a una decisione presa dai Paesi più grandi. La lettera di Wicklow è un’iniziativa politica e non modifica di per sé i trattati. Per ora, dal punto di vista giuridico, non si è perso nulla. Ma in politica, sovrano è chi decide sull’eccezione. Chi non può dire “NO” alla guerra o alla pace non decide più: si limita a eseguire ciò che decidono gli altri.

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Cosa significa questo per un cittadino rumeno comune? Significa che, in futuro la Romania potrebbe essere coinvolta in una decisione di guerra, pace o sanzioni che non condivide, anche qualora esprimere voto contrario. E’ la differenza tra l’essere uno Stato sovrano e un semplice numero contato insieme ad altri. Viene spiegato che tale scelta nasce da esigenze di efficienza e che il veto blocca il processo decisionale. E’ vero, lo blocca: la dignità blocca sempre gli abusi, ed è proprio per questo che esiste.

“Ho imparato, osservando altre nazioni, che non può esistere amore per l’Europa se si parte dal disprezzo per il proprio popolo. Come si può amare l’Europa senza rispettare prima i cittadini che ti ci hanno inviato? Come si può sostenere di rappresentare la Romania quando si firma per privarla della possibilità di dire “NO”? Nel nostro Paese, il popolo lo ha appreso dalla stampa estera. Successivamente gli è stato detto che non comprende le sottigliezze, mentre la ministra OANA TOIU ha agito senza consultare il Parlamento”- ha dichiarato la Deputata, Avv. MONICA IONESCU, del Parlamento della Romania.

In Germania, un atto simile sarebbe prima passato al vaglio del Bundestag. In Irlanda, proprio dove il documento è stato firmato, i cittadini vengono chiamati alle urne ogni volta che si toccano questioni rilevanti, specialmente se relative ai trattati. In Romania, invece, si è firmato nel silenzio e solo dopo è stato spiegato, in un video si settembre 2026, che non si perde nulla. E’ vero: sul piano giuridico non si è ancora perso nulla, ma su quello politico è stato ceduto molto. Ciò che si concede nella grande politica resta impresso. La Polonia ha adottato un approccio diverso e non ha firmato, così come i Paesi Baltici e Stati quali Italia e Slovacchia.

“Per questo motivo, chiedo il ritiro della firma della Romania dalla lettera di Wicklow. Le disposizioni degli art.2 e 148 della Costituzione, unitamente a quelle della Legge n. 590/2003, impongono che tali impegni siano sostenuti dai necessari mandati e approvazioni. Nel caso della lettera di Wicklow, tale mandato non sussiste”- ha concluso la Deputata MONICA IONESCU.

Fonte il www.jurnalcentral.ro

Punto di forza costituzionale e procedurale: L’argomentazione centrale poggia sul deficit di legittimità democratica e procedurale. Contestare la mancanza di un mandato parlamentare preventivo (richiamando gli articoli costituzionali e la legge sugli accordi internazionali) costituisce una critica solida sul piano del diritto pubblico interno. Tensione tra sovranismo ed efficienza dell’UE. Il testo riflette la classica contrapposizione tra la tutela della sovranità nazionale (tramite il diritto di veto) e la necessità dell’UE di agire tempestivamente sui mercati internazionali senza blocchi paralizzanti.

La Deputata, Avv. MONICA IONESCU riconosce che la dichiarazione non modifica direttamente i trattati ( valore non vincolante), ma ne sottolinea il peso politico, evidenziando come la rinuncia preventiva al veto possa indebolire la posizione dei paesi medio-piccoli nei futuri negoziati europei.

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