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La Dolce Vita e Rino Barillari, The King of Paparazzi

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La notte romana, i divi, i paparazzi, i locali e quella straordinaria stagione che ha trasformato Roma nella capitale mondiale della Dolce Vita. A raccontarla è Rino Barillari, il “King of Paparazzi”, attraverso i suoi ricordi e una carriera che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italiana.

Roma di ieri e Roma di oggi. Due città apparentemente lontane, ma unite da una stessa voglia di vivere, incontrarsi, divertirsi e raccontarsi.

È proprio questo il filo conduttore di questa storia: la notte romana, i suoi protagonisti, i locali, le feste e soprattutto il mondo dei paparazzi, che a Roma ha trovato una delle sue culle più importanti.

Per ricostruire quella stagione straordinaria mi affido anche alle testimonianze e alle ricostruzioni di mio padre, Brunetto Fantauzzi, giornalista che ha raccontato per anni il mondo dello spettacolo, della cronaca e della mondanità romana, e naturalmente alla voce di uno dei protagonisti assoluti di quella storia: Rino Barillari, il fotografo che è diventato, per tutti, The King of Paparazzi.

Rino Barillari, il Re dei paparazzi

Rino Barillari ha attraversato con il suo obiettivo la storia del nostro Paese dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri.

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Ha fotografato le dive della Dolce Vita, re e regine, capi di Stato, politici, attori e personaggi dello spettacolo. Ma il suo archivio non racconta soltanto la mondanità: contiene anche le immagini degli anni di piombo e di alcuni dei più drammatici episodi di cronaca nera.

Una carriera fatta di scoop, incontri, risse, inseguimenti e fotografie che sono diventate parte della memoria collettiva.

Ma c’è una parte particolare della storia di Barillari che merita di essere raccontata: quella della notte romana.

Ristoranti, alberghi, bar, discoteche, feste private e luoghi di ritrovo sono stati per decenni il suo territorio di caccia. Una Roma notturna dove era possibile incontrare una star internazionale semplicemente passeggiando per Via Veneto.

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Cosa è rimasto della Roma dei divi?

A Barillari ho chiesto quale fosse, secondo lui, la differenza tra i divi di oggi e quelli degli anni Sessanta.

La risposta riporta immediatamente a una Roma che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca.

Allora la Capitale era una vera calamita per il cinema internazionale. Le produzioni arrivavano a Cinecittà, i grandi registi sceglievano Roma anche per la sua luce e per quei colori che rendevano la città un set naturale.

Le strade del centro erano affollate di star.

Oggi, secondo Barillari, è tutto cambiato: Roma non è più quella straordinaria “Mecca del cinema” di un tempo e i divi non vivono più la città con la stessa naturalezza.

Gli scoop e il prezzo del mestiere

Ma cosa era disposto a fare un paparazzo per ottenere uno scoop?

Barillari non ha mai nascosto di aver amato il rischio.

Racconta che spesso si muoveva insieme a un altro fotografo: mentre uno scattava, l’altro poteva documentare eventuali aggressioni.

E di aggressioni, nella sua carriera, ne ha subite moltissime.

Quasi 170 volte in ospedale, racconta, e ben 78 macchine fotografiche distrutte.

Tra i personaggi con i quali ebbe scontri o inseguimenti cita Bruce Willis, Barbra Streisand, Ava Gardner, Claudia Schiffer, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Frank Sinatra, Liz Taylor, Mickey Hargitay e Jayne Mansfield.

In alcuni casi arrivarono persino coltelli e aggressioni fisiche.

img 9458E durante gli anni di piombo il rischio diventò ancora più serio: Barillari frequentava deliberatamente i luoghi dove intuiva che potesse accadere qualcosa.

La sua filosofia era semplice: dove c’era più polizia, probabilmente sarebbe successo qualcosa. E lui voleva esserci.

Le fonti? Anche il pronto soccorso

Una delle confessioni più curiose di Barillari riguarda le sue fonti.

Aveva i suoi informatori e, racconta con ironia, arrivava persino a frequentare le infermiere del pronto soccorso per ottenere informazioni freschissime sugli episodi di cronaca.

Era un giornalismo fatto di presenza sul posto, intuizione, relazioni personali e soprattutto velocità.

Il paparazzo doveva arrivare prima degli altri.

E doveva riuscire a trasformare un episodio apparentemente insignificante in una notizia.

Flash. Scatto. Scoop.

Quando nacque la Dolce Vita

La Dolce Vita romana nasce in un periodo di profondi cambiamenti sociali.

Il film di Federico Fellini del 1960 ne avrebbe fissato per sempre l’immagine nell’immaginario collettivo, ma dietro quella pellicola esisteva una Roma reale fatta di locali, feste, attrici, aristocratici, giornalisti, intellettuali e personaggi internazionali.

Come ricorda anche Brunetto Fantauzzi nelle sue ricostruzioni dedicate a quella stagione, la nascita della Dolce Vita coincise con una fase di profonda trasformazione del Paese: il boom economico, la crescita dei consumi, una maggiore libertà nei costumi e una nuova curiosità verso la vita mondana.

Ma quella stessa Roma viveva anche una cronaca nera durissima.

Accanto alle feste e ai grandi amori comparivano sulle pagine dei giornali delitti, misteri, scandali, servizi segreti e vicende giudiziarie.

Dal caso Montesi al giallo Fenaroli, dall’omicidio di Christa Wanninger alla vicenda del marchese Casati, la cronaca mondana e quella nera finivano spesso per incontrarsi.

Era una Roma nella quale il confine tra spettacolo, mondanità e cronaca poteva diventare sottilissimo.

Perché si chiamano “paparazzi”?

Barillari non nasconde di essere orgoglioso di questa definizione.

Il termine “paparazzo” è entrato nel linguaggio comune proprio grazie a La Dolce Vita di Federico Fellini.

Da allora il paparazzo è diventato nell’immaginario collettivo il fotografo d’assalto, quello disposto a inseguire una celebrità per ottenere lo scatto esclusivo.

Una professione che Barillari considera una vera scelta di vita.

Perché il paparazzo, secondo la sua filosofia, non si arrende facilmente.

Gli amici della Dolce Vita

Nonostante gli inseguimenti e le aggressioni, Barillari ha avuto anche rapporti umani autentici con molti dei personaggi che fotografava.

Tra quelli con cui racconta di aver avuto maggiore sintonia ci sono Marcello Mastroianni, Renato Salvatori e Maurizio Arena.

Tra gli stranieri ricorda invece Tony Curtis.

Erano divi che, incontrandolo, potevano fermarsi a chiedergli come stava, invitarlo a cena o persino fargli un regalo.

Un rapporto molto diverso da quello che spesso esiste oggi tra fotografi e personaggi famosi.

Dal paparazzo al gossip

Il modo di fare fotogiornalismo è cambiato profondamente.

Un tempo il gossip riguardava soprattutto gli attori, le attrici e i protagonisti dello spettacolo.

Oggi il meccanismo mediatico coinvolge anche sportivi, imprenditori, personaggi della finanza, politici e protagonisti della cronaca.

E non sono più soltanto i rotocalchi a occuparsi di queste vicende.

Quotidiani, settimanali, siti internet, televisioni, telegiornali e programmi d’intrattenimento rilanciano continuamente immagini e indiscrezioni.

Il risultato è un sistema nel quale una fotografia può viaggiare in pochi minuti da un telefonino ai social, dai social alla televisione e dalla televisione ai giornali.

La tecnologia ha cambiato completamente il mestiere.

Dalla Dolce Vita alla movida

E la Dolce Vita esiste ancora?

Oggi la chiamiamo movida.

La differenza è che la mondanità non è più riservata soltanto ai nobili, ai grandi attori e ai personaggi internazionali.

La notte è diventata molto più democratica.

Una volta erano i paparazzi a rincorrere i personaggi famosi che cercavano di sfuggire agli obiettivi.

Oggi, in molti casi, accade esattamente il contrario: sono gli stessi personaggi a cercare visibilità.

Anche questo, secondo Barillari, fa parte del gioco.

I locali della Roma che non c’è più

Con la fine della Dolce Vita arrivarono nuove mode e nuovi protagonisti.

Gli artisti si incontravano nei salotti, i giovani cercavano nuovi spazi e la musica diventava sempre più importante.

È in questo contesto che nacque il Piper, ideato da Giancarlo Bornigia e Renato Crocetta, destinato a diventare uno dei locali simbolo della Roma degli anni Sessanta.

Sul suo palco passarono artisti destinati a diventare protagonisti della musica italiana e internazionale.

Romina Power, Caterina Caselli, Patty Pravo, Renato Zero, Loredana Bertè, Mia Martini, fino a gruppi come Pink Floyd e Pooh.

Era la stagione dei cosiddetti “capelloni”, dei giovani che guardavano ai Beatles e alla nuova musica internazionale.

La rivoluzione dei costumi passava anche dalla radio.

Programmi come la Hit Parade di Lelio Luttazzi e Bandiera Gialla, ideato da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, contribuirono a costruire un nuovo immaginario musicale.

Roma cambiava volto.

Accanto al Piper esistevano altri luoghi di ritrovo che oggi appartengono alla memoria della città: le Grotte del Piccione, la Taverna degli Artisti di via Margutta, il Tytan, il Tip Tap, Corsetti Mare a Torvaianica, lo Zanussi, La Zanzara, l’84, il Capriccio e Gigi Fazi.

E poi il Number One, che sarebbe diventato anche teatro di una pagina molto più controversa della cronaca romana.

Quando la televisione ha cambiato le feste

Secondo Barillari, uno dei cambiamenti più importanti è arrivato con la televisione.

Le feste, un tempo raccontate attraverso i giornali e i fotografi, hanno iniziato a entrare direttamente nelle case degli italiani.

Il personaggio famoso poteva essere visto gratuitamente sul piccolo schermo, senza dover aspettare il giornale in edicola.

Poi è arrivato il telefonino.

Oggi chiunque può realizzare una fotografia o un video e diffonderlo immediatamente.

Lo scoop che un tempo poteva richiedere ore di appostamento e un’intera rete di contatti può diventare virale nel giro di pochi minuti.

È cambiato anche il rapporto con la privacy, diventata uno degli aspetti più delicati del moderno giornalismo fotografico.

Che cosa resta della Dolce Vita?

Forse resta soprattutto un’immagine.

Quella di una Roma capace di attirare attori, registi, aristocratici, artisti e personaggi internazionali.

Una città nella quale bastava attraversare Via Veneto per poter incontrare qualcuno destinato a finire sulle prime pagine dei giornali.

Resta Cinecittà, con la sua storia cinematografica.

Resta il ricordo dei locali.

Restano le fotografie.

E restano soprattutto gli uomini che quella storia l’hanno vissuta.

Tra questi, Rino Barillari occupa un posto particolare.

Perché non si è limitato a fotografare la Dolce Vita: ne è diventato uno dei testimoni più riconoscibili.

La Dolce Vita: il mito e la realtà

Ma la Dolce Vita fu davvero come la immaginiamo oggi?

È una domanda che mi sono posta rileggendo anche alcune delle ricostruzioni giornalistiche di Brunetto Fantauzzi.

Perché, oltre al film di Fellini, esiste una storia reale fatta di episodi che nel tempo sono diventati leggenda.

Uno dei più celebri è lo strip-tease di Aiché Nana al Rugantino, episodio destinato a diventare uno dei simboli della nascente Dolce Vita.

Le fotografie pubblicate dall’Espresso fecero scalpore e contribuirono a trasformare quella serata in un caso nazionale.

Ma anche su quella vicenda, nel corso degli anni, sono emerse versioni differenti.

Una ricostruzione pubblicata successivamente riportava infatti le precisazioni della contessa Olghina di Robilant, organizzatrice della serata, che contestava alcuni particolari della narrazione giornalistica dell’epoca.

Secondo quella versione, lo spettacolo non sarebbe stato programmato e alcuni elementi della vicenda sarebbero stati successivamente amplificati.

La storia della Dolce Vita, insomma, è fatta anche di racconti contraddittori, ricostruzioni, testimonianze e leggende.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di quell’epoca.

La Roma che è diventata leggenda

La Dolce Vita non è soltanto un film.

È diventata una parola capace di descrivere un’intera epoca.

Via Veneto, i tavolini dei caffè, gli attori, i fotografi, le automobili, gli alberghi, le feste, Cinecittà.

E naturalmente i paparazzi.

Il fotografo d’assalto è diventato una figura quasi mitologica: sempre appostato, sempre pronto a inseguire uno scatto, sempre alla ricerca di quella fotografia capace di raccontare una storia.

Oggi il mestiere è profondamente cambiato.

Le grandi agenzie fotografiche, il digitale, i social network e gli smartphone hanno modificato tempi, modalità e persino protagonisti dell’informazione.

Ma una cosa è rimasta invariata: la curiosità del pubblico verso ciò che accade dietro le quinte della vita dei personaggi famosi.

Forse è proprio qui che si trova il filo che unisce la Roma della Dolce Vita alla Roma della movida.

Sono cambiate le tecnologie, sono cambiati i protagonisti e sono cambiati i mezzi di comunicazione.

Ma la voglia di guardare, raccontare e fotografare la notte romana è ancora lì.

E, tra le fotografie che hanno costruito questa memoria, quelle di Rino Barillari continuano a rappresentare una testimonianza straordinaria di una Roma che non esiste più, ma che continua a vivere nelle immagini.

Una Roma che mio padre Brunetto Fantauzzi ha raccontato attraverso il giornalismo e che Barillari ha invece fissato per sempre attraverso il suo obiettivo.

Due modi diversi di raccontare la stessa storia: quella di una città che, per decenni, è stata il palcoscenico della vita italiana.

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