“Quali colombe dal disio chiamate” – osservava Dante, parlando (però) dei lussuriosi; “siate semplici come colombe” – recita, invece, la Bibbia: le colombe sono (state) alla base delle celebrazioni in onore della Madonna immacolata nel Sangiorgese. A Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, infatti, il culto per la Vergine dell’8 dicembre è molto sentito. Anche – ma non solo – perché insiste in San Giorgio l’omonima congrega. La confraternita della Madonna immacolata è diretta dall’hair-stylist per uomo Gennaro Cibelli – l’attuale priore. Si tratta – dunque – di un’associazione che ha antiche radici, da moltissimo sul territorio di tal comune della Valle del Sarno. Ma perché chi scrive ha introdotto l’argomento citando le colombe? Ciò in quanto, da alcuni anni a questa parte, gli artisti Alfonso Vitale (deceduto da qualche tempo) e Vincenzo Avagliano, colleghi e amici, hanno impreziosito i locali della chiesa dedicata alla Santa Croce – con installazioni scultoree e pittoriche inerenti alla Madonna e (appunto) alle colombe. Partendo dai salmi dell’Antico Testamento e seguendo concetti filosofici e religiosi molto suggestivi, ecco che la statua dell’Immacolata – conservata nella suddetta chiesa di S. Croce, nonché negli attigui locali della confraternita – è stata, per tutto questo tempo dopo la realizzazione, attorniata dalle belle colombine. A rappresentare – anche, tra l’altro – il fuoco e la passione: lo spirito (santo).

Per questo motivo, anche per il 2025, i preparativi per i festeggiamenti in vista dell’8 dicembre prenderanno spunto dalle opere dei due artisti prima citati. Ma ci sarà molto altro. In primis, è doveroso ricordare la collaborazione – anche questa perdurante da tempo – con la compagnia musicale “D’Altrocanto”. Che ripercorre la “produzione” – e/o “re-interpretazione” – del dolcissimo, commovente, sorprendente ed evocativo suono delle zampogne. Simbolo dell’etnografia e dell’antropologia antiche ma anche moderne – recuperate. La performance di “D’altrocanto”, ensemble di zampognari e musicisti folk – guidati da Antonio Giordano – si è tenuta il 30 novembre scorso. “Seguendo la stella cometa”, il titolo del concerto di coloro che adoperano tali ancestrali strumenti. Per struggenti, poetiche armonie. Tradizioni che si vanno perdendo, cin l’intelligenza artificiale e la modernità. Grazie – dunque – ai tanti appassionati di queste tradizioni. Da meglio valorizzare.

Torniamo a noi. Il ricco (come sempre) programma di iniziative in onore della Madre del Cristo “Immacolata concezione” prevede, tra molto altro, occasioni di preghiera e momenti di riflessione e di “predicazione”. Sempre “accolti” dalle colombe di Avagliano e Vitale. Il calendario di iniziative è, per quest’anno, siglato dal nuovo parroco (nonché padre spirituale) don Roberto De Angelis. Dopo i cicli di novene, cominciati già alla fine di novembre, tra gli appuntamenti più peculiari annoveriamo: il rito di accensione della lampada per Maria Vergine (29 novembre, a cura di don De Angelis); le celebrazioni eucaristiche fino al 7 dicembre (ore 19, precedute dalla recita del santo Rosario e dalle novene – alle 18.30) – presiedute da don Pietro D’Angelo (30 novembre), monsignor Alfonso Punzo (1 dicembre), don Emmanuel Vivo (2 dicembre), don Francesco Sessa (3 dicembre), padre Lorenzo Fortugno (4 dicembre), fra Domenico Marcigliano (5 dicembre – giorno dedicato alle associazioni laiche di San Giorgio) e così via. Sabato 6 dicembre verranno commemorati i sodalizi parrocchiali – nell’apposita giornata.

Domenica 7, invece, sarà la volta della giornata degli iscritti alla congrega. Alle 19, ecco la Messa rivolta ai confratelli – con la partecipazione di ulteriori congreghe nell’ambito dell’arcidiocesi. Alle 21.30, ci sarà un momento di preghiera per la pace. Tutto rivolto a Maria Vergine. Venendo a lunedì 8, solennità dell’Immacolata Concezione, ecco – per la cronaca – cosa si attuerà: alle 9 del mattino, liturgia eucaristica con il vicario parrocchiale don Giovanni Merola; alle 11 si alternerà sull’altare don Roberto De Angelis – per la messa solenne. Alle 15, processione con le statue di Maria immacolata e di S. Rocco. Quest’ultimo, patrono di Castel San Giorgio; Siano e Penta di Fisciano. Anticamente proteggeva l’intero Stato (Universitas) di Sanseverino [sic!]. Sia l’Immacolata che il taumaturgo di agosto sono venerati in maniera assidua – a San Giorgio. La Madonna dell’8 dicembre – si entra nel periodo natalizio, si comincia ad addobbare l’albero e, soprattutto, ad allestire i presepi – apparve a Bernadette nel 1858. Nella grotta di Massabielle, a Lourdes (Francia). Diciotto in tutto, le visioni della contadinella. Cagionevole di salute, illetterata però umile e dolce, accogliente gli inviti (anche alla conversione, per noialtri) della Madre di Cristo. Docile all’azione dello Spirito – proprio com’era stata Maria vergine, quando l’arcangelo Gabriele le comunicò di voler diventare grembo del Cristo. La ragazzina fu sottoposta a severe “analisi”, a varie prove – molto dure – per la sua adesione al progetto di salvezza di Gesù e della Madonna. Una curiosità: pare che Maria si sia espressa in dialetto – metà francese, metà portoghese e spagnolo – per farsi comprendere dalla ragazza. Pio IX aveva già proclamato il dogma dell’Immacolata, nell’anno 1854, ma certamente la pastorella/contadinotta (proveniente da una famiglia umile, però dignitosa) non poteva ambire a conoscenze teologiche. Ma fu la sua spontaneità, per l’appunto, a conquistare il cuore di Maria e dell’umanità – dal 1800 in poi.

Castel San Giorgio è un’amena, ridente cittadina dell’Agro Nocerino Sarnese. Oltre a San Rocco, il protettore della zona è proprio San Giorgio, ricorrente in aprile. Egli riprende il mito del cavaliere e dalla fanciulla prigioniera – una principessa che doveva perire tra gli artigli di un drago: costui simboleggia il demonio; la principessa/ragazza l’umanità e, particolarmente, l’età dell’innocenza. Inoltre, il territorio di San Giorgio è ancora e sempre “legato” alla Madre di Cristo: nelle contigue frazioni di Aiello e Campomanfoli (il primo toponimo deriva da “Agellum”, “piccolo campo” – mentre il secondo termine proviene da “Campo” e “Manso”), il martedì dopo la Pentecoste c’è la devozione per la Madonna di Costantinopoli. Il culto è davvero antichissimo e curioso. Si tiene – da secoli – il rito del “volo degli angeli”: due bambine vestite con colori pastello, rosa e celeste, vengono appese a un meccanismo; una carrucola detta “ngegno”. Dall’alto esse intonano delle nenie in onore di Maria. E c’è sempre la banda a suonare. In tal data si assaporano piatti come le sarde in pinzimonio o a beccafico. Arrostite con olio, aceto, aglio, spezie e mentuccia. Ricordiamo – infine – che il vocabolo “Costantinopoli” è presente nei nomi propri, tutti sangiorgesi, di Nobile e Nobilina. Moltissimi abitanti di San Giorgio si chiamano infatti così. Oltre tutto questo, e chiudiamo realmente, c’è pure la venerazione di S. Biagio (dal greco e latino “Blasius”, “balbuziente”). Molto amato e invocato, soprattutto nella frazione Lanzara. Dove viene benedetto l’olio santo di questo “guaritore” – come da tradizione.









