di Stefano Maria Cuomo
Se c’è una cosa che distingue Vincenzo De Luca, governatore della Campania, è la sua
capacità di trasformare ogni discorso politico in un’opera d’arte… morale. Morale, sì, ma con
una spruzzata di ironia involontaria e di autorità indiscutibile: chi osa discutere, viene subito
illuminato dal faro del buon senso “alla De Luca”.
In un mondo in cui i politici parlano e la gente sbadiglia, De Luca parla e… beh, la gente
comunque sbadiglia, ma con rispetto. Tra selfie in cantiere, sermoni sulla disciplina e consigli su
come affrontare qualsiasi problema – dal traffico alle pandemie – il governatore riesce a far
sembrare che ogni scelta politica sia una questione di etica superiore. C’è chi definisce questa
strategia “paternalismo morale”, altri semplicemente “De Lucismo”: un fenomeno unico, un mix
di pragmatismo e moralismo che lascia tutti leggermente confusi e leggermente ammirati.
Prendiamo ad esempio la gestione dei lavori pubblici. Dove un comune mortale vede cantieri,
ritardi e polemiche, De Luca vede opportunità di insegnare la virtù civica. Le cornicette cadono?
Colpa del cittadino che non apprezza la bellezza architettonica del cemento armato. Il traffico
paralizza la città? Colpa della disobbedienza morale dei guidatori. Il governatore, insomma,
trasforma ogni imprevisto in una lezione morale, fine a se stesso: un approccio che molti
definirebbero singolare, altri illuminante, e altri ancora semplicemente… esilarante.
E poi ci sono i suoi famosi “discorsi alla radio o in tv”, che sono un po’ come assistere a un
monologo morale in versione campana, un po’ alla Salemme, un po’ alla Buccirosso: lunghi,
drammatici, con punte di saggezza improvvise e bruschi colpi di genio comunicativo. Alcuni li
ascoltano per capire la politica, altri solo per contare quante volte usa parole come
“responsabilità”, “cittadino modello”, “sicurezza”, “dignità”. In ogni caso, nessuno resta
indifferente.
Sul palco del contesto politico nazionale, Fico – promosso da Manfredi a successore di De Luca
– si posiziona un po’ come l’amico educato che annuisce con pazienza, un cagnolino insomma:
presente, ma mai protagonista del sermone morale. È come se ogni volta che De Luca parla,
Fico fosse lì a prendere nota mentalmente, chiedendosi silenziosamente se avrà bisogno di una
morale anche per andare a fare la spesa. Questo duo, pur nella loro differenza di stile, mostra
una dinamica interessante: il moralismo teatrale incontra il pragmatismo discreto, creando una
sorta di danza politica dove ogni gesto, ogni frase e ogni sguardo diventano potenzialmente un
giudizio morale in salsa campana, dove ovviamente, oltre Manfredi, da Benevento vigila anche il
pluridecorato Mastella, mettendo in piedi una commedia in stile napoletano dal titolo “aggiungi
un posto a tavola” ma con un finale da libro giallo, scritto dal De Luca, pianificando un voto
disgiunto, affinché il sindaco di Napoli non diventi l’azionista di riferimento della futura giunta
regionale.
E qui entra in gioco il paradosso più divertente: la Campania è una regione complessa, con
problemi concreti di infrastrutture, sanità e burocrazia. Eppure De Luca, con il suo stile unico,
riesce a far sembrare che la soluzione a tutto sia semplice: basta seguire la morale giusta. Che
si tratti di mascherine, cantieri o traffico, la ricetta è sempre la stessa: responsabilità, disciplina e
un pizzico di sermone paternalistico. Una formula che, per quanto possa sembrare comica a chi
guarda dall’esterno, ha un’efficacia sorprendente: la gente ascolta, annuisce, e talvolta persino
obbedisce.
Alla fine, la domanda resta: è tutto serio o siamo già in una commedia morale in stile De Luca?
La risposta, ovviamente, dipende da quante volte siete pronti a ridere e quante a sospirare. Ma
una cosa è certa: nessun politico italiano trasforma la moralità in spettacolo con tanta sicurezza
e nessuno lo fa con lo stesso mix di autorevolezza e involontaria comicità.
È
In conclusione, la morale alla De Luca non è solo questione di etica politica. È performance, è
teatro, è un monito costante al cittadino moderno: rispetta le regole, ascolta la voce del buon
senso, e soprattutto… non dimenticare di sorridere, anche se lo fai di fronte a un cantiere
interminabile. Perché in fondo, tra cemento, selfie e consigli illuminati, la politica campana non è
mai stata così morale… e così divertente.
Ora come far terminare questa commedia lo sai solo tu, De luca ha “gestito” la regione per 10
anni e non si è vista ancora la luce nel tunnel, si poteva chiudere un occhio se avesse vinto il
braccio di ferro in un secondo mandato, invece gli hanno messo Fico e per noi Campani è solo
una offesa dichiarata, sarebbe stato meglio chiamarlo Masaniello









