Si può provare a immaginare che l’uomo, dopo aver messo a punto la doma degli animali adatti a trasportare persone e cose, cercò di spingersi lontano, verso l’ignoto, utlizzando le vie d’acqua, avendo notato che sulle stesse i rami e altri elementi di legno o di materiale dello stesso genere, galleggiavano. Con il passare del tempo capì che poteva utilizzare meglio quelle risorse, utilizzando prima la forza delle braccia attraverso i remi, sia quella del vento attraverso le vele. Il seguito, fino a questi giorni, è storia documentata. Quando il treno già sferragliava un po dappertutto nel mondo, a metà dell’altro secolo, trasportando persone e cose, seppure a rilento, comunque con regolarità, il sogno di Icaro non si era ancora realizzato. Il dubbio di chi si dedicava animo e corpo a che esso si concretizzasse, era se quella “macchina volante” dovesse essere più leggera o più pesante dell’ aria. Quando quegli inventori giunsero a una soluzione di compromesso, era già arrivato il nuovo secolo, quello scorso, e i treni correvano sempre più veloci e si spingevano sempre più lontano. A operare il servizio di quei mezzi di trasporto, soprattutto nel Continente Nuovo, erano compagnie private che il resto del mondo cominciò a conoscere con i film western. Cosi, con il passare del tempo, la locomotiva, allora identificata come “macchina a vapore”, rubava sempre più la scena alla storica diligenza, oggi si direbbe ippotrainata.Due esempi per evidenziare ancor più quanto appena riportato: la ferrovia Transiberiana in Russia, che ancora oggi viaggia nel freddo delle sue regioni più a nord e i treni che, partendo dalla costa atlantica dell’ America, raggiungevano quella del Pacifico dello stesso continente, il Lontano Ovest, meglio conosciuto come Far West. Il conflitto che coinvolse il mondo intorno alla metà del secolo scorso, svincolò molti paesi dalla reticenza all’ utilizzo sistematico di quella novità che, giorno dopo giorno, volava sempre più in alto con affidabilità in rapida ascesa. Iniziò cosi la costituzione delle cosiddette “compagnie di bandiera”, di norma una per nazione, fatta eccezione per gli USA, essendo gli stessi una confederazione di stati sovrani. Nessuno, ancora alla fine del secolo scorso, avrebbe immaginato quanto sta accadendo, in forte e pericoloso looping economico, da qualche mese fino al momento attuale, per ora senza far trasparire nessun accenno a una inversione di rotta. Le guerre in corso, principalmente quella in Medioriente, stanno fiaccando drasticamente le forniture di combustibili fossili al resto del mondo. Senza scorrere la corona di tutti gli effetti negativi provocati da una situazione del genere, è sufficiente soffermarsi solo sull’ ultima (pro tempore) decisione dell’ organizzazione dei vettori aerei: gli aereomobili delle compagnie associate a quel sodalizio non daranno conferma del decollo ai passeggeri che hanno già comprato – e pagato – il relativo biglietto, fin quando il loro numero non sarà arrivato al punto di porre in pareggio i costi e i ricavi dello stesso volo. È questo un punto di svolta che costituisce l’inizio di un ritorno a molti anni indietro di tutto il settore dei trasporti. A esso va aggiunta la navigazione commerciale che è fiaccata da eventi dello stesso tipo, due per tutti, la crisi di Hormuz e l’antistante blocco navale. Intanto il treno continua a correre anche da una nazione a un’ altra senza cambiare carrozza e quasi senza la preoccupazione di restare bloccati a causa del maltempo. Inoltre è mosso prevalentemente da energia elettrica. È difficile immaginare una soluzione razionale per le disfunzioni appena accennate. Solo per non abbattersi, la mente può confidare in una ennesima prova di validità della teoria dei corsi e ricorsi storici, ipotizzati da Vico. Se non dovesse bastare, si può tirare in ballo l’affermazione canora che “il mondo non si è fermato mai un momento” Anche se ne esiste un’ altra, anche essa nota, che vuole che per tutto c’è sempre una prima volta.