Napoli, 17 gennaio 1647. La città era avvolta in un’atmosfera di tensione. Il viceré spagnolo, Rodrigo Ponce de León, aveva appena imposto nuove tasse sui generi di prima necessità, come il pane e il vino. Il popolo di Napoli era stanco di soffrire, e la rabbia era pronta a esplodere.
In quel clima di tensione, un giovane pescatore di Amalfi, Tommaso Aniello, noto come Masaniello, si mise alla testa della rivolta. Con un gruppo di compagni, Masaniello si diresse verso il palazzo del viceré, gridando “Viva il re di Spagna! Morte al viceré!”
La notte fu lunga e tumultuosa. Il popolo di Napoli si sollevò, e la città divenne un campo di battaglia. I rivoltosi, guidati da Masaniello, presero il controllo della città, e il viceré fu costretto a fuggire.
Masaniello, con la sua astuzia e la sua determinazione, divenne il leader della rivolta. Ma la sua ascesa al potere fu breve. Il 16 luglio 1647, Masaniello fu assassinato nel convento di San Lorenzo, dove si era ritirato per trattare con i rappresentanti del viceré.
La morte di Masaniello non fermò la rivolta, che continuò a infuriare per mesi. La città di Napoli fu teatro di scontri sanguinosi, fino a quando il viceré non fu costretto a concedere le richieste del popolo.
Ancora oggi, a Napoli, si racconta la storia di Masaniello, ” ‘o piscatore” che si ribellò contro l’oppressione spagnola. La sua figura è diventata leggendaria, e la sua storia è stata tramandata di generazione in generazione.
Antonietta Cacace









