
Chi aveva pensato che il fondo della botte – del Paese, ndr – fosse stato rimosso durante il mese di agosto, fin dal secondo giorno del successivo, questo, si sarà reso conto di quanto si stesse sbagliando. Non solo per l’eccezionalità di quanto stava accadendo, ma per cìò che ne ispirava la realizzazione. Vale a dire lo scopo che ufficialmente lo motivava. Si è cosi potuto prendere atto ancora una volta che quel modo di agire, d’uso nel mondo intero, nel Paese è particolarmente praticato. È la mala gestio, in tutte le versioni in cui può eprimersi, che domina la scena. Solo per esasperare, casomai non bastassero le espressioni di più lunga e consolidata pratica, le tipologie da sempre comprese in quella categoria, è scoppiato il caso concessioni demaniali / spiagge gestite da privati. La prima riflessione che può seguire a quanto è successo, cioè la violazione sistematica delle regole che concernono la gestione delle cose pubbliche da parte di soggetti privati, è che non è tale problema quello che merita particolare attenzione. Tale pensiero affonda le radici nel detto di Roma antica “de minimis non curat praetor”, il magistrato non è tenuto a prendere in considerazione infrazioni alle leggi di poco conto. Allo stato attuale è giusto credere che tale summa vada presa con le molle. Inoltre va ribadito che, accanto al mondo della corruzione di per sé sommerso, scorre un fiume di denaro tutto off shore, cioè fuori legge, la cui portata è ben superiore a quella di un torrente per quanto essa possa essere notevole. Si arriva così a ritornare con la mente a qualcosa che, nella seconda metà del secolo scorso, ebbe molta presa sugli italiani di ogni categoria sociale. È quella che, a metà degli anni ’80, derivó da un’intervista rilasciata da Enrico Berlinguer, segretario del PCI, a Eugenio Scalfari, fondatore e direttore del quotidiano La Repubblica. L’argomento era La questione morale, titolo del libro omonimo che ne seguì. Il contenuto verte appunto sui cosiddetti mores dessoluti, come venivano definiti i comportamenti all’origine delle azioni contra legem, compiute con l’intento dell’ illecito arricchimento di una o più persone. Rimanendo nell’ Urbe, si trova una schematica ma soddisfacente ipotesi di soluzione del dubbio messo in evidenza da Giovenale: “quis custodiet ipsos custodes ? ” Solo che, a quel tempo, i custodi potevano ancora essere oggetti di reprimenda. Oggi le vicende sono osservate in maniera diversa e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Summim jus, summa injuria ?
Non ancora, ma manca poco.









