
Un recente studio pubblicato su Nature da un gruppo di ricercatori italiani del MD Anderson Cancer Center e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha svelato un meccanismo che rende alcune cellule tumorali particolarmente aggressive. Queste cellule, definite “plastiche” ed eterogenee, accumulano mutazioni e subiscono processi di trasformazione come la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), che le rende più resistenti al controllo e alle terapie. In alcuni tumori, come quello al pancreas, questa trasformazione contribuisce all’aggressività. Il professor Giampaolo Tortora spiega che la EMT provoca caos nel DNA delle cellule, portando a frammentazioni cromosomiche e alterazioni che ne modificano i comportamenti. Questa scoperta rivoluziona il paradigma “genotipo determina fenotipo”, dimostrando che le caratteristiche ambientali delle cellule possono influenzare il DNA. La ricerca apre la strada a nuove prospettive diagnostico-terapeutiche, come l’individuazione di biomarcatori per intercettare la plasticità tumorale. Se sfruttata, questa conoscenza potrebbe consentire interventi mirati, migliorando le risposte alle terapie. La plasticità cellulare, che rende i tumori più adattabili e difficili da trattare, è anche alla base della metastatizzazione. Per il futuro, l’intelligenza artificiale potrebbe essere di supporto per individuare i processi alla base di questi adattamenti, offrendo nuovi strumenti per combattere il cancro.









