
A volte gli animali non fanno rumore quando stanno per sparire. Non urlano, non chiedono aiuto. Semplicemente diventano sempre meno. Succede così anche alla testuggine palustre europea, una piccola tartaruga d’acqua dolce che un tempo viveva tranquilla tra canali, stagni e zone umide della pianura. Oggi invece resiste a fatica, stretta tra acqua sporca, cemento e specie arrivate da lontano che le portano via spazio e cibo. A San Giovanni in Persiceto, nella pianura bolognese, c’è però chi da anni prova a cambiare questa storia. E adesso quel lavoro cresce ancora di più. L’oasi della Bora e il Centro rettili e anfibi diventano infatti il più grande spazio italiano dedicato alla protezione della testuggine palustre europea. Non è soltanto un ampliamento fatto di numeri. È un pezzo di natura che torna a respirare. Chi guarda oggi la pianura emiliana vede campi, strade, capannoni, fossi dritti come righelli. Ma tanti anni fa qui c’erano acquitrini, acqua lenta, erba alta, insetti, anfibi e tantissimi animali acquatici. Con il tempo quasi tutto è stato cancellato. La testuggine palustre europea è una delle specie che più ha pagato questo cambiamento. Vive soltanto dove l’acqua è abbastanza pulita e dove esistono ancora piccoli rifugi naturali. Se l’ambiente si rovina, lei sparisce quasi subito. Negli ultimi anni poi è arrivato anche un altro problema: la testuggine americana, spesso comprata da piccola nei negozi e poi liberata da persone che non sapevano più come tenerla. Questa specie è più aggressiva, mangia di più e occupa gli stessi spazi della tartaruga europea. Così la specie italiana è finita lentamente ai margini. Per questo motivo il Centro rettili e anfibi di Persiceto continua ad allargarsi. Nell’area protetta arriverà un ettaro di terreno in più. Verranno creati nove nuovi stagni naturali che si aggiungono ai diciassette già esistenti. In più nasceranno cinque nuove vasche dedicate alla riproduzione delle tartarughe. Con questi lavori la struttura raggiunge diecimila metri quadrati e diventa la più estesa d’Italia nel suo genere. L’inaugurazione delle nuove aree è prevista per il 23 maggio e rappresenta un passo importante non solo per il territorio bolognese, ma anche per la tutela della biodiversità italiana. Negli stagni vivono rane verdi, raganelle, rospi e tritoni. Sull’acqua galleggiano ninfee e crescono piante rare che altrove stanno scomparendo. Ogni piccolo spazio naturale aiuta un intero sistema vivente a rimanere in piedi. La tartaruga palustre viene infatti definita una “specie ombrello”: se proteggi lei, proteggi automaticamente tantissimi altri esseri viventi che condividono lo stesso ambiente. Dentro il centro oggi vengono custodite 32 testuggini adulte dedicate alla riproduzione. Ogni anno nascono circa cinquanta piccoli esemplari. Le giovani tartarughe non vengono liberate subito. Restano nel centro per circa tre anni, il tempo necessario per diventare abbastanza forti da sopravvivere in natura. Solo dopo vengono riportate in alcune aree protette del territorio, come Crevalcore e Manzolino. È un lavoro fatto di pazienza quotidiana. Controlli dell’acqua, alimentazione, osservazione continua, protezione delle uova e monitoraggio degli habitat. Un lavoro spesso invisibile, lontano dai riflettori, ma fondamentale. Soldi pubblici e aiuti del territorio. Per realizzare l’ampliamento sono stati investiti circa 200mila euro. Una parte dei fondi, 40mila euro, è stata messa dal Comune di San Giovanni in Persiceto per acquistare il nuovo terreno. Altri 50mila euro arrivano dall’aeroporto Marconi di Bologna come compensazione ambientale collegata ai progetti di sviluppo dello scalo. Il resto è stato finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Negli anni il centro è diventato un punto di riferimento molto più grande del solo Comune. Oggi infatti collabora con 28 amministrazioni distribuite tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, seguendo 23 aree protette. Dal 2023 partecipa anche al progetto europeo “Life Urca Proemys”, finanziato dall’Unione Europea per la tutela della testuggine palustre. C’è un dettaglio che colpisce più di tutti in questa storia: per salvare una specie così piccola serve un lavoro enorme. Bisogna comprare terreni, scavare stagni, controllare l’acqua, studiare gli animali, creare corridoi naturali e convincere le persone che anche una tartaruga silenziosa ha diritto di continuare a esistere









