di Roberto Barghigiani
Tutti pensano che la terza guerra mondiale sia in Russia… no è in Israele. Alcuni paesi si stanno prodigando per il genocidio di Gaza. Grazie a questo genocidio, Isdraele ha perso di stima e compassione agli occhi del mondo e chi si allea con Israele è complice di genocidio. Basti pensare alla Cina, paese pacifista che ha deciso di aiutare i palestinesi, come la Russia. Israele che attacca l’Iran, ma Iran non è Palestina e risponde all’attacco non appropriato.
Ma conosciamo Israele? Isdraele è dal 1914 che invade con ogni mezzo la Palestina. Questo nessuno lo vuole narrare, quindi per capire meglio gli animi isdragliani e palestinesi bisogna conoscere la storia. Quando si parla di Israele, si parla di sionismo, che è un’ideologia politica il cui fine è l’affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico e il supporto a uno Stato ebraico in quella regione che, dal Tanakh e dalla Bibbia, è definita “Terra di Israele” e hanno prima colonizzato poi preso con la forza il tereritorio della Palestina con l’intento di ottenere una nazione più estesa possibile, riducendo al minimo la presenza di arabi palestinesi. Nel corso dei secoli, vi è sempre stata una corrente migratoria ebraica verso la Palestina, motivata essenzialmente da ragioni religiose. Il sionismo trae le sue radici dal nuovo ambiente culturale generatosi nell’ambito dell’emancipazione degli ebrei europei avviatasi a partire dalla Rivoluzione francese e per tutto il XIX secolo e dalla Haskalah. Le prime espressioni di un protosionismo si sostanziano ad esempio nella fondazione dell’Alleanza israelitica universale nel 1860, organizzazione volta all’emancipazione delle comunità ebraiche in Medio Oriente e Nordafrica, e nella pubblicazione di varie opere, tra le quali Roma e Gerusalemme, redatta nel 1862 dal filosofo ebreo tedesco Moses Hess, Derishat Zion del rabbino polacco-prussiano Zvi Hirsch Kalischer, e l’inno Hatikvah, il cui testo venne scritto da Naftali Herz Imber e che divenne poi inno dello Stato di Israele. L’idea di uno Stato ebraico in cui l’antisemitismo fosse assente per definizione circolava dagli anni 1880 con i movimenti del Bilu e del Hovevei Zion, i cui manifesti ideologici furono il laico Selbstemanzipation, scritto da Leon Pinsker nel 1882, e il religioso Aruchas Bas-Ammi, scritto dal rabbino Isaac Rülf nel 1883. Molti dei promotori di questa idea individuavano come obiettivo la fondazione di un’entità statale nella regione storica definita “Terra d’Israele”, corrispondente geograficamente alla Palestina. Numerosi esponenti proposero invece altre regioni geografiche, come Argentina, Ecuador, Suriname, Amazzonia, Uganda, Kenya, Stati Uniti d’America, Canada, Australia. L’opzione di gran lunga più popolare restava però l’idea della Palestina, all’epoca regione governata dall’Impero ottomano, la quale sarebbe prevalsa a partire dal 1905. Già nella seconda metà del XIX secolo vennero avviate iniziative finalizzate alla creazione di insediamenti ebraici nell’allora Palestina ottomana. Il filantropo Moses Montefiore finanziò nel 1861 la costruzione di un sobborgo ebraico a Gerusalemme, mentre nel 1870 venne fondata la Mikveh Israel, la prima scuola agraria ebraica, a cura di Charles Netter. A partire dal 1882 Edmond James de Rothschild divenne uno dei principali finanziatori del movimento sionista e acquistò il primo sito ebraico in Palestina, l’attuale Rishon LeZion; sempre dal 1882 anche Maurice de Hirsch fu un grande finanziatore di insediamenti, sia sionisti che territorialisti. È nel 1882 che venne organizzata la prima aliyah, che portò la comunità ebraica palestinese (lo Yishuv) a passare dalle 25000 persone a oltre il doppio.

Theodor Herzl è considerato il fondatore del sionismo, giornalista austro-ungarico assimilato. Nel 1895 Herzl fu inviato come corrispondente del suo giornale a Parigi per seguire il processo dell’affare Dreyfus, esploso nel 1894 e che fu accompagnato da una feroce campagna di stampa francese che riproponeva stereotipi antisemiti. In seguito a questa esperienza Herzl si rese conto che l’assimilazione degli ebrei in Europa non potesse portare a una piena integrazione e che le comunità ebraiche necessitassero di un proprio Stato, dove potessero prosperare in sicurezza e lontani dell’antisemitismo. La sua conclusione derivava dalla sua esperienza nell’Impero austro-ungarico: in una compagine nazionale eterogenea, tutti i gruppi etno-nazionali disponevano di propri rappresentanti nel parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria “nazione” e “patria” dentro o fuori dai confini dell’impero, tutti tranne gli ebrei, né gli altri popoli riconoscevano gli ebrei come parte di essi. Herzl ha sviluppato la sua idea e l’avrebbe tradotta in Der Judenstaat, volume pubblicato all’inizio del 1896, senza conoscere gli scritti dei suoi predecessori, e subito tradotto in varie lingue. All’immediato successo del volume e al dibattito suscitato, Herzl fece seguire il primo congresso sionista, che si tenne a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, in modo da costituire un movimento permanente. Il Programma di Basilea affermò che «il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina. I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo comprendevano l’incoraggiamento della colonizzazione ebraica in Palestina, l’unificazione e l’organizzazione di tutte le comunità ebraiche, il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale e iniziative per assicurarsi l’appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Herzl si inserì in una tradizione di pensiero di lingua tedesca iniziata con Hess, e in quella tradizione riunì attorno a sé la prima generazione di leader sionisti: Max Isidor Bodenheimer, Max Nordau, Otto Warburg, David Wolffsohn, cui furono vicine anche personalità come Albert Einstein. Questa tradizione è quasi compattamente parte della corrente dei sionisti generali di ispirazione liberale. Le idee di Herzl si inseriscono in un ampio movimento migratorio ebraico già in atto, causato nell’Impero russo dai pogrom degli anni 1881-1882 e poi degli anni 1903-1906. Secondo dati del 1930, dal 1880 al 1929 emigrarono dalla Russia 2285000 ebrei e di questi 45000 si stabilirono in Palestina, mentre la grande maggioranza dei restanti scelse gli Stati Uniti d’America. Nello stesso periodo 952000 ebrei abbandonarono la Polonia e l’Austria-Ungheria, di questi 40000 emigrarono verso la Palestina. La rilevanza demografica dell’emigrazione dalle terre soggette all’Impero russo portò all’emergere di una leadership di tali origini nel movimento sionista. La prima generazione comprese nomi attivi in campo culturale, tra i quali Ahad Ha’am, Eliezer Ben Yehuda e Aaron David Gordon, oltre che nella politica sionista, come Chaim Weizmann, Nahum Sokolow, Leo Motzkin, Menahem Ussishkin e Nachman Syrkin, come anche i primi rabbini che legittimarono il sionismo in ambito religioso, tra i quali Abraham Isaac Kook, Moshe Leib Lilienblum, Samuel Mohilever e Yitzchak Yaacov Reines. Nel sionismo statunitense, importante più dal punto di vista del sostegno finanziario che dell’emigrazione, svolse un ruolo fondamentale il rabbino Solomon Schechter. Herzl fece invano appello ai ricchi filantropi ebrei europei perché appoggiassero le sue proposte, ma scoprì la tradizione protosionista dell’Europa orientale, che egli ignorava e che lo sostenne. Nell’ agosto 1897 Herzl organizzò il primo congresso sionista a Basilea, dove creò l’Organizzazione sionista mondiale, il massimo organismo politico ebraico fino alla istituzione dello Stato d’Israele. Herzl ottenne poi colloqui con vari capi di Stato (tra i quali Abdul-Hamid II, Guglielmo II di Germania, Vittorio Emanuele III e Papa Pio X, oltre ai governi britannico e russo) per ottenere, invano il loro appoggio al suo progetto. Inoltre Herzl pubblicò nel 1902 il romanzo utopico Altneuland. Non avendo ottenuto il sostegno ufficiale dell’Impero ottomano, fino al 1917 l’Organizzazione Sionista perseguì l’obiettivo della costruzione del progetto sionista mediante l’organizzazione della aliyah, strategia di immigrazione continua su piccola scala appoggiata attraverso istituzioni quali Die Welt, il giornale del movimento sionista, il Fondo Nazionale Ebraico, ente finalizzato all’acquisto di terreni agricoli ed edificabili, il Jewish Colonial Trust, la Anglo-Palestine Bank e il Keren Hayesod. Tra il 1904 e il 1914 si verificò la Seconda Aliyah, che portò in Palestina circa 30000 ebrei dalla Russia. Alcuni dei nuovi colonizzatori furono spinti da ideali socialisti e crearono i primi kibbutz, comunità organizzate secondo criteri collettivisti che vivevano di agricoltura. Molti degli immigrati si sistemarono nelle città o ne fondarono di nuove, come Tel Aviv, che da quartiere di Giaffa, crebbe fino a inglobare l’antica città, rendendola un sobborgo della nuova Tel Aviv. I pionieri sionisti portarono in Palestina la loro forza lavoro e l’idea europea di nazione. La comunità ebraica in Palestina si organizzò a livello associativo e istituzionale; grazie ai lavori di Eliezer Ben Yehuda si diffuse l’uso della lingua ebraica, la quale sostituì nell’ambito quotidiano lo yiddish e le altre lingue tradizionalmente usate dagli immigrati ebrei. Nel corso degli anni successivi si formò la seconda generazione di leader sionisti, tra i quali David Ben Gurion, Yitzhak Ben-Zvi, Ber Borochov, Berl Katznelson, Arthur Ruppin, Pinhas Rutenberg, Zalman Shazar, Iosif Trumpeldor, Meir Bar-Ilan e Vladimir Žabotinskij, a eccezione di Jabotinskj e Bar-Ilan, la leadership sionista era costituita quasi completamente da socialisti.

Ora il vero potere degi ebrei, sono i maggiori banchieri estremisti sionisti che sostengono con ogni mezzo il proggetto Stato di Israele Nel frattempo si era già verificata una terza aliyah, anche quest’ultima principalmente dalla Russia, sconvolta dalla rivoluzione. La comunità ebraica in Palestina costituì nel 1923 l’Agenzia ebraica come organo di autogoverno, che nel 1929 fu riconosciuto dai britannici ricevendo la gestione di scuole, ospedali e infrastrutture. Nel frattempo si costituì clandestinamente l’Haganah. Nel 1924 Edmond James de Rothschild fondò la Palestine Jewish Colonization Association, che comprò più di 125000 acri di terreno, continuando dopo di lui l’opera che egli aveva intrapreso oltre quarant’anni prima. Tutto ciò favorì una quarta aliyah, proveniente soprattutto dall’Europa orientale. In questi anni in cui iniziò la costruzione dello Stato, si formò la terza generazione di leader sionisti, fra cui Abba Ahimeir, Haim Arlozoroff, Levi Eshkol, Nahum Goldmann, Uri Zvi Greenberg, Golda Meir e Moshe Sharett. Nel 1925 si formò la corrente revisionista, a opera di Vladimir Žabotinskij, in reazione ai primi scontri con gli arabi palestinesi e alla decisione britannica di chiudere la Transgiordania all’insediamento ebraico nel 1922 e in opposizione all’atteggiamento conciliante delle altre correnti sioniste. Queste famiglie si sono inserite all’interno di Governi e stati occidentali per ottenere qualsiasi cosa. Oggi tengono il potere occidentale in mano. Qui si capisce il perché in tuti questi anni, nessun governo ha mai fatto nulla per fermare la violenza degli estremisti sisionisti. Lo stesso Donald Trump è tenuto sotto scacco da questo potere occulto. Sono fuori dal loro controllo la Nord Corea, Russia, Cina e pochi altri Paesi. Questo dovrebbe dirci qualcosa no? Ora ècco il perché a Gaza si decide il destino del mondo. Siamo in guerra? La guerra mondiale è gia cominciata, Russia e Cina si sono schierati contro i genocidi e stanno aderendo altre nazioni come la Spagna.









