giovedì, Settembre 10, 2026
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L’ABBRACCIO TRA I FLUTTI E LE TRADIZIONI: L’INCONTRO TRA LE REGINE DEL MARE

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Alle Radore del Raduno Vele d’Epoca di Imperia si consuma lo storico connubio tra il brigantino Amerigo Vespucci e la massima rappresentanza della nautica lagunare veneziana

Un’atmosfera quasi solenne, pervasa dal profumo di salsedine e dal legno piallato dai decenni, ha avvolto il proscenio marittimo nel quadro del suggestivo Raduno delle Vele d’Epoca. Nello specchio d’acqua ligure si è compiuto un rito coreografico unico nel suo genere, capolavoro di estetica e memoria storica: l’incontro ravvicinato e carico di devozione tra la nave scuola Amerigo Vespucci, il veliero più bello del mondo, e la massima rappresentativa della gondola e della marineria tradizionale veneziana. L’imponente brigantino a tre alberi della Marina Militare, con le sue fiancate striate di bianco e nero che richiamano la maestosità dei vascelli d’altri tempi, ha incrociato le rotte con la sagoma affusolata, asimmetrica e inconfondibile della gondola. Un contrasto di volumi e proporzioni di rara intensità visiva: da un lato il colosso d’acciaio e fasciame devoto all’addestramento dei cadetti e alla rappresentanza diplomatica sui mari del globo; dall’altro la perla dell’artigianato della Laguna, governata con maestria millimetrica dai vogatori in livrea tradizionale. I maestri d’ascia e i cultori delle tradizioni navali hanno assistito a un vero e proprio dialogo muto tra due vertici assoluti del patrimonio culturale italiano. La gondola, sospinta dal movimento fluido e ritmico dei remi, ha sfiorato la chiglia maestosa della Vespucci in una sorta di reverenziale inchino acquatico, tra il plauso commosso delle autorità e della folla assiepata lungo i moli. L’evento ha travalicato la semplice esibizione folkloristica per assurgere a celebrazione dell’ingegno italico e della profonda simbiosi che unisce le diverse anime marinare della penisola. Questo storico sodalizio tra la maestosità oceanica e il raffinato estro lagunare lascia un’impronta indelebile nelle cronache dell’imbarcadero. Mentre il brigantino spiegava le sue garrule velature al vento di maestrale e le imbarcazioni veneziane riprendevano la via del ritorno, il pubblico ha potuto cogliere l’essenza di un legame atemporale, dove il rispetto per la materia, per il mare e per la memoria continua a forgiare l’identità più profonda delle nostre coste.

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