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L’Acquario Dohrn di Napoli: il gioiellino dell’800 che ha inventato lo studio del Mediterraneo

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C’è un posto a Napoli dove il tempo sembra essersi fermato nel 1874. Non è una chiesa, non è un palazzo nobiliare. È un acquario. E non è un acquario qualunque.

L’Acquario Dohrn, al piano terra della Stazione Zoologica Anton Dohrn nella Villa Comunale, è il più antico acquario pubblico d’Italia ed è il più antico al mondo ad aver mantenuto la stessa struttura originale dell’Ottocento. Un primato che da solo vale la visita. 

Tutto nasce dalla testa di Anton Dohrn, giovane zoologo tedesco di Stettino, laureato a Berlino e innamorato della città di Napoli. Dopo aver visitato l’acquario appena aperto a Berlino, ha un’intuizione che oggi chiameremmo startup: e se aprire un acquario a pagamento a Napoli potesse finanziare la ricerca scientifica pura?

Napoli all’epoca è perfetta: una delle città più grandi d’Europa, con 500.000 abitanti e 30.000 turisti l’anno, ricchissima di biodiversità marina e con già grandi istituzioni borboniche come l’Orto Botanico e l’Osservatorio di Capodimonte. 

Dohrn convince il Comune a cedergli gratuitamente un pezzo di terra sul mare, nella Villa Comunale, e si impegna a costruire tutto a sue spese. Le fondazioni vengono poste nel marzo 1872, nel settembre 1873 l’edificio è già pronto. L’acquario pubblico, costruito sotto la supervisione dell’ingegnere inglese William Alford Lloyd, lo stesso degli acquari di Londra e Amburgo, apre al pubblico il 26 gennaio 1874. 

Il progetto è chiarissimo fin dall’inizio e aveva 3 compiti:
1. Osservazione diretta del mare
2. Divulgazione per il grande pubblico
3. Finanziamento della ricerca

I biglietti dei visitatori e l’affitto delle vasche agli scienziati avrebbero pagato i laboratori. Lo chiamava “l’albergo degli scienziati”. Ha funzionato: in 150 anni ci hanno lavorato oltre 8.000 ricercatori da tutto il mondo, tra cui almeno 20 premi Nobel.

Il primo a studiare davvero il Mediterraneo

Qui sta l’altro grande primato. L’Acquario non nasce come attrazione con delfini e spettacoli. Nasce come strumento di ricerca, è stato tra i primi centri al mondo a studiare in modo sistematico l’ecosistema del Mediterraneo, proprio perché Dohrn aveva scelto Napoli per la ricchezza faunistica del suo Golfo. 

Per la prima volta, la scienza non andava più a cercare gli animali con spedizioni occasionali. Li aveva sotto, vivi, in vasche collegate direttamente al mare tramite un canale sotterraneo, con un sistema di circolazione dell’acqua all’avanguardia per l’epoca.

Dopo un restauro durato 6 anni, l’Acquario ha riaperto più bello che mai. la struttura è quella originale: una galleria affascinante che sembra una biblioteca del mare.

Oggi è piccolo, ed è questo il suo fascino, non è dispersivo come i grandi parchi acquatici, è un gioiello concentrato:

19 vasche, 9 habitat diversi: ricostruiscono il Mediterraneo dai primi metri di luce fino agli abissi oscuri
Oltre 200 specie animali e vegetali: dalle stelle marine del Golfo alle specie tropicali arrivate dal Mar Rosso a causa dei cambiamenti climatici, simbolo vivente di come il nostro mare sta cambiando
507 mq e 180 metri cubi d’acqua di storia pura, affacciati sul mare 

Accanto all’Acquario oggi puoi visitare anche il Museo Darwin-Dohrn, dedicato alla storia della teoria dell’evoluzione e all’amicizia tra Dohrn e Charles Darwin.

Se non ci sei mai stato, vacci al mattino, quando la luce filtra dalla Villa Comunale. È una visita che dura un’ora, ma ti porta indietro di 150 anni. Capirai perché Napoli, per un tedesco visionario dell’800, era il centro del Mediterraneo. E lo è ancora.

Antonietta Cacace

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