
Inviato PANDIANI Giuliana
Tra i fasti felpati e il decoro istituzionale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’irruzione dei fratelli Gallagher ha squarciato la quiete lagunare come una deflagrazione di puro, viscerale rock’n’roll. Il tappeto rosso, solitamente teatro di misurate eleganze e pose compite, si è repentinamente mutato in un catino ribollente d’entusiasmo, dove l’effervescenza del pubblico ha travalicato ogni rigidità protocollare per celebrare l’iconica coppia di Manchester. L’arrivo delle due personalità simbolo della stagione britpop ha innescato una vera e propria ebollizione tra le centinaia di appassionati accalcati lungo le transenne. Tra lampi di flash e una foresta di braccia tese, Noel e Liam non si sono sottratti al calore della folla, indugiando generosamente nell’elargire autografi e nel concedere scatti memorabili. La distanza tra il podio delle celebrità e la marea dei devoti si è annullata nell’istante in cui un coro polifonico ed emerso spontaneamente dalle retrovie ha intonato le note inconfondibili di Wonderwall, trasformando la passerella cinematografica in un’arena concertistica a cielo aperto. L’inattesa ed esuberante presenza dei due musicisti alla kermesse cinematografica ha conferito una patina di leggendaria imprevedibilità al programma del festival. L’evento, legato alla proiezione d’un’opera documentaristica capace di sviscerare le matrici creative ed esistenziali della loro tormentata parabola artistica, ha dimostrato come il fascino esercitato dalla loro musica rimanga del tutto refrattario all’usura del tempo. Le incomprensioni storiche e gli atavici dissapori tra i due paiono essersi stemperati di fronte alla devozione incondizionata d’una platea trasversale. L’istantanea di questo passaggio veneziano consegna alla memoria della Mostra non soltanto una parentesi di mondanità ad alto tasso di adrenalina, ma la testimonianza tangibile d’un potere evocativo indomabile. I fratelli Gallagher, con il loro inimitabile piglio irriverente, hanno dimostrato che quando la musica sa farsi mitologia generazionale, persino la solennità del grande schermo deve chinarsi di fronte al ruggito autentico della strada.









