giovedì, Settembre 10, 2026
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L’ARTE DI VESTIRE LA MADONNA: I SEGRETI DELLA BOTTEGA FERRIGNO

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A Napoli c’è un posto dove il presepe smette di essere solo decorazione e diventa sartoria sacra. È la Bottega Ferrigno, su Via San Gregorio Armeno. Ci lavorano dal 1836, e la figura che richiede più cura di tutte è lei: la Madonna.

Vestirla non è “mettere un vestito addosso”. È un rito fatto di mani, tessuti antichi e trucchi che si tramandano da generazioni. La statua parte da dentro, non è un blocco rigido: ha un’anima in fil di ferro, rivestita con stoppa e canapa, questo permette di darle una posa naturale, quasi in movimento.
La testa è in terracotta, con occhi di vetro messi da dentro così guardano veri. Braccia e mani sono scolpite nel legno, solo quando la base è pronta inizia il lavoro di stoffa. Per la Madonna si usano solo le sete della Real Manifattura di San Leucio, quelle borboniche.
Perché proprio quelle? Perché hanno una lucentezza e una caduta uniche, stanno addosso come se fossero cucite nel Settecento, con la piega giusta e il peso giusto, niente tessuti moderni: qui si resta fedeli allo stile napoletano dell’epoca. Il segreto dei Ferrigno è nel “trattamento”. La seta nuova è troppo lucida, troppo perfetta, allora la immergono in bagni naturali, a volte anche in caffè, per toglierle quell’effetto appena uscito dal telaio e darle un tono vissuto.
La vera magia però arriva quando il tessuto è ancora umido, con le mani gli artigiani creano le pieghe direttamente sul manichino, dentro l’orlo del velo e della veste nascondono dei fili sottilissimi di metallo, servono a tenere ferma la piega: quando la stoffa si asciuga, il movimento resta congelato lì per sempre. Alla fine si aggiungono i dettagli che fanno la differenza: pizzi antichi, galloni ricamati a mano, e la corona. Spesso è in rame o argento, sbalzata e dorata pezzo per pezzo. È lei che trasforma la statuina in qualcosa di sacro, non solo in un oggetto da presepe.

Risultato: una Madonna che sembra viva, con un vestito che racconta storia, fede e mestiere.

Antonietta cacace

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