Non è stata una semplice intervista, ma un racconto a cuore aperto quello di Simone Verdoliva, artista capace di muoversi con naturalezza tra musica, ironia e riflessione personale. Un dialogo che attraversa passioni, fragilità e sogni, restituendo il ritratto di un percorso umano prima ancora che artistico. La musica entra nella sua vita molto presto, quasi come un destino scritto in casa: un padre che suona, dischi ascoltati da bambino, le note dei Pink Floyd come rifugio emotivo nei momenti più delicati. Crescendo, quel rifugio diventa una strada possibile. I Beatles rappresentano la prima rivelazione: quattro ragazzi “normali” che cambiano per sempre la storia della musica. Poi arrivano i Queen, Freddie Mercury e la potenza di un’arte capace di essere spettacolo e anima insieme.
Simone parla di libertà creativa, di autenticità, di quanto l’arte non possa essere ridotta a classifiche o numeri. Il confronto tra giganti come Freddie Mercury e Michael Jackson non è una gara, ma una riflessione su sensibilità diverse, su ciò che ognuno lascia dentro chi ascolta. Perché la musica, per Simone, è prima di tutto esperienza emotiva. I social entrano quasi per caso: un commento, un contenuto diventato virale, e poi la consapevolezza di poter comunicare con tante persone senza snaturarsi. La sua ironia matura, diventa meno graffiante ma più profonda. L’obiettivo non è colpire, ma far sentire meno soli, raccontare la quotidianità con intelligenza e rispetto. C’è spazio anche per la malinconia, dichiarata senza filtri. Simone racconta le difficoltà dell’infanzia, la dislessia, l’ADHD, le frasi sbagliate ricevute troppo presto, quelle che lasciano segni invisibili ma profondi. Esperienze che hanno influito sull’autostima, ma che col tempo si sono trasformate in spinta creativa e voglia di riscatto. La terapia viene citata come strumento fondamentale, un atto di cura e non di debolezza. In un mondo che impone felicità costante, Verdoliva rivendica il diritto di fermarsi, di capirsi, di non essere sempre performanti. Anche i social, se usati senza consapevolezza, possono amplificare il confronto tossico; ma se abitati con verità, possono diventare uno spazio di dialogo autentico.
Tra i suoi riferimenti emergono nomi come Massimo Troisi, Pino Daniele e Lucio Dalla: artisti capaci di attraversare il tempo perché profondamente umani. È in questa tradizione che Simone Verdoliva sente di riconoscersi, non per ambizione, ma per modo di sentire e raccontare la realtà. Il futuro resta volutamente aperto, senza strategie rigide o ossessioni per il successo. L’unica certezza è una filosofia semplice e potente: dare tutto, nelle relazioni, nella musica, nella vita. Vivere il presente, accettare anche le cadute, e continuare a essere se stessi. In un’epoca che chiede perfezione, il percorso di Simone Verdoliva racconta altro: la forza dell’imperfezione, il valore dell’autenticità e il coraggio, raro, di mostrarsi senza maschere.





