domenica, Marzo 15, 2026
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Le 75 coltellate di Turetta a Giulia non sono simbolo di “crudeltà”, si scatena il web contro la decisione dei giudici

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C’è qualcosa di straziante dietro la limpida decisione giuridica nei confronti di Filippo Turetta, che ha colpito non solo le persone vicine a Giulia e la sua famiglia, ma anche gran parte della popolazione. Molto spesso ci si trova dinanzi a un bivio tra ciò che è giusto e ciò che è morale, e questa è una di quelle occasioni.

Nell’ultima sentenza sull’omicidio di Giulia Cecchettin non è stata riconosciuta alcuna aggravante al suo killer, in quanto ritenuto “inesperto” e “non crudele”. Ma cosa significano davvero queste parole? Secondo la legislazione, la crudeltà viene riconosciuta nel caso in cui, durante l’uccisione, l’omicida infligga alla vittima un dolore ulteriore, non necessario alla morte. In parole povere, dunque, qualsiasi gesto di violenza o molestia che non provochi direttamente la morte, ma causi ulteriore sofferenza. Le 75 coltellate inferte da Turetta, in questo contesto, sono state interpretate come segno di “inesperienza”, poiché — sempre secondo la legge — Filippo non sarebbe stato in grado, né avrebbe avuto la conoscenza, di come uccidere Giulia con un solo colpo.

È terribile pensare che la paura provata da Giulia durante quei 20 minuti, in cui veniva ripetutamente accoltellata, sia passata inosservata. Ma non è del tutto così: nonostante la rabbia riversata nei commenti e sui social da parte di chi è rimasto indignato dalla notizia, la legge ha seguito il suo regolare percorso. Su TikTok, come su altri social, si è aperto un dibattito che ha visto contrapporsi i giuristi — già a conoscenza della tecnicità di certi termini in ambito legislativo — a chi, invece, non riusciva a credere alle parole dei giudici.

È il più vecchio degli scontri: mente contro cuore. La legge, seguita rigorosamente in modo razionale, si oppone al cuore, alla sofferenza, alla morale del popolo. Così è nata una tendenza virale, in cui si simulano le 75 coltellate. Gli utenti hanno iniziato a caricare centinaia di video, nei quali infliggevano coltellate a un pupazzo, un cuscino o qualsiasi oggetto si prestasse, per mostrare quanto tempo abbia sofferto la vittima, quanto ognuno possa immedesimarsi nella paura di quegli istanti.

Seppur legittimo, lo shock provato dalle persone spesso non riconosce la tecnicità giuridica, che molti hanno cercato di spiegare attraverso video e post mirati a placare l’ondata di odio nei confronti dei giudici. Filippo Turetta resta condannato all’ergastolo. La sua pena non prevederà aggravanti, ma l’accaduto ha riaperto la controversia eterna tra ciò che è giusto e ciò che è legge.

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