
Le congiure di palazzo del Medioevo finiscono con il sembrar fumetti per ragazzi. Ciò avviene se paragonate ai veri e propri intrallazzi che, ad horas, sono orditi in altri palazzi, in versione terzo millennio, che si ergono dappertutto nel mondo. Molti degli avvenimenti negativi sembrano voler indicare che altre guerre, queste ultime combattute all’interno dei confini nazionali, stiano per equiparare in quanto ai danni che arrecano, la potenza ormai fuori controllo di quanto, in ordine sparso, sta devastando il mondo. Seppure in maniera non regolare, il susseguirsi di torbidi del genere di quelli che, da tempi ormai remoti, fanno sobbalzare i governi, meglio sarebbe definirli bande criminali, per sostituirli con altri che differiscono dai primi solo per alcuni dettagli. Attualmente questo modo di governare si è propagato fin nella parte più interna dell’ Europa dell’ Est. A parte quanto è accaduto di recente in Ungheria, l’elezione di Magyar a presidente, collocato all’esatto opposto nell’agone politico del suo predecessore Orban, nei dintorni il fuoco cova sotto la cenere. È bene di conseguenza passare al vaglio le situazioni zoppicanti dei protagonisti che si sono autoproclamati leaders dell’ ordine mondiale. A voler essere precisi, chi maldestramente si è autonominato a tanto senza indugio è, pro tempore, l’inquilino della Casa Bianca, senza freni di alcun genere, però ricco di argomentazioni menzognere atte a confondere le idee anche ai suoi fedelissimi. Lo ha fatto e continua a farlo, travisando dati economici e politici impavidamente, arrivando a negare l’evidenza.La macchina della guerra è onnivora, più precisamente divora vite umane e soldi, questi ultimi in diverse configurazioni, entrambi nell’ordine di grandi numeri.A tenere con il fiato sospeso il mondo, Trump non ha rivali e, probabilmente, sarà lui stesso, insieme a quanti lo affiancano, a pagare lo scotto di tale comportamento. Eppure non è da poco tempo che circola la frase :”chi è causa del suo male, pianga se stesso”. Il concetto è stato espresso, seppure con forma diversa, da Dante. È quanto dire.









