
Quella iniziata ieri è, per i cattolici, la settimana “in albis”. Espressa in italiano, la qualifica appena accennata vale “in bianco”, cioè luminosa. Allargando il significato, fino a qualche anno fa, si sarebbe potuta azzardare la traduzione ad sententiam di pace, o quanto meno di tranquillità. Quest’ anno, oltre alla violenza in sé e per sè scatenata in diverse parti del mondo, è l’uso più che abbondante di ingiurie e minacce scambiate senza ritegno tra gli USA in persona del Presidente e l’ Iran, più precisamente dal gruppo di Ayatollah che pretende di governare – meglio, saccheggiare – l’ Iran. Una tragedia simile gli stessi protagonisti l’avevano messa in scena già nel 1973, con la prima guerra del Golfo, nota anche come Gulfstream. In Italia presero forma misure di razionamento molto simili a quelle adottate nel corso del Secondo Confltto Mondiale.
Non si arrivò all’ autarchia, ma mancò poco. Questa volta è da mettere in conto che la situazione italiana, sotto molti punti di vista,è peggiorata rispetto a quella di allora. Senza alcuna vis polemica, non si può prescindere dalla considerazione che le due situazioni sociopolitiche, quella di ora e l’altra di allora, sono caratterizzate in maniera sostanzialmente diversa. A conforto di tale affermazione può bastare il ricordo che la prima crisi prese il via mentre, seppure in maniera attenuata dagli effetti della Contestazione Globale, colpì il Paese che godeva ancora degli ultimi aneliti del cosiddetto “Miracolo Economico”. L’ attuale conflitto in Medioriente sta invece fiaccando l’Occidente, tormentato ormai da tempo da una serie di congiunture negative piuttosto gravi. Sono le stesse che creano, anche se in maniera diversa, scarsa o addirittura nulla crescita del PIL, vale a dire della ricchezza della nazione. Tutto quanto fin qui scritto è accompagnato dai vari soggetti politici coinvolti nei conflitti dal dire e il fare ingiurioso e marcatamente pretestuos, in situazioni del gener Lupus et Agnus.
Certo, quando inizia un conflitto, non si può mettere in forse che i contendenti potranno adottare i comportamenti di due gentiluomini che si sfidano a singolar tenzone. Ma che, ancor prima che la dichiarazione ufficiale di guerra sia stata fatta, circolino già invettive e falsità che assolutamente non giovano alla causa della cessazione dei confronti armati, equivale a gettare sul fuoco benzina e non acqua al fine di spegnerlo. Di conseguenza i contrasti si accentueranno e le speranze che il grande sfogo di violenza rientrerà entro limiti di tempo contenuti resterà tale sine die.









