giovedì, Gennaio 15, 2026
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​Le Correnti: Da Pluralismo a “Partitocrazia” Giudiziaria

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 di STEFANO MARIA CUOMO
Opinionista 

 

Il tema delle “correnti” nella magistratura italiana è oggi al centro di un dibattito istituzionale senza precedenti, culminato nelle riforme costituzionali del 2025-2026. Sebbene nate con l’intento nobile di garantire il pluralismo culturale tra le toghe, queste aggregazioni sono finite sotto accusa per aver creato un “sistema” di potere parallelo, a volte occulto quasi massonico.

​Ecco, secondo me, un’analisi delle principali criticità del correntismo e delle soluzioni attualmente in discussione, dopo aver stigmatizzato le dichiarazioni dell’ex giudice Palamara.

 

​Storicamente, le correnti (come Magistratura IndipendenteArea, o Unicost) dovevano rappresentare diverse visioni del diritto. Tuttavia, negli ultimi decenni, il sistema è degenerato in quella che molti definiscono una gestione spartitoria degli incarichi.

​1. La “Logica del Pacchetto” e le Nomine

​Il problema principale risiede nel controllo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Le correnti funzionano spesso come veri e propri partiti politici:

  • Spartizione degli incarichi direttivi: La scelta dei Procuratori Capo o dei Presidenti di Tribunale non sempre segue il merito puro, ma risponde a logiche di equilibrio tra i gruppi associativi.
  • Il “Caso Palamara”: Lo scandalo del 2019 ha scoperchiato un sistema di accordi sottobanco e cene private dove si decidevano le sorti delle carriere giudiziarie, minando profondamente la credibilità dell’intera categoria.

​2. La Perdita di Imparzialità Percepita

​Quando un magistrato è iscritto a una corrente con una chiara connotazione politica, il rischio è che le sue decisioni vengano percepite come orientate. Questo alimenta la polemica sulle “toghe rosse” o sui “giudici conservatori”, trasformando le aule di tribunale in arene politiche.

​3. La Riforma del 2026: Il Sorteggio come “Antidoto”

​Per spezzare il legame tra magistrati e correnti, la riforma costituzionale in corso (che approderà al referendum nel 2026) propone cambiamenti radicali:

  • Sorteggio per il CSM: I membri togati del CSM non verrebbero più eletti (evitando così le campagne elettorali finanziate dalle correnti), ma estratti a sorte.
  • Alta Corte Disciplinare: Un organo separato per giudicare gli illeciti dei magistrati, eliminando il conflitto di interessi di chi deve giudicare i propri “colleghi di corrente”.
  • Separazione delle carriere: La distinzione netta tra chi indaga (PM) e chi giudica, volta a ridurre l’influenza reciproca all’interno delle associazioni.

Conclusione: Verso una Nuova Identità?

​La magistratura si trova davanti a un bivio. Se da un lato il correntismo ha garantito la difesa dell’indipendenza contro le invasioni di campo della politica, dall’altro l’autoreferenzialità ha creato un “verminaio” (usando le parole del Ministro Nordio) che i cittadini non sembrano più disposti a tollerare e subire. La sfida del 2026 sarà ripulire il sistema senza consegnare le chiavi della giustizia direttamente nelle mani dei governi di turno. Sinteticamente, riuscire a separare le carriere e non le funzioni sarà possibile nella onestà intellettuale degli addetti ai lavori?

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