In riposta alle recenti proposte di riforma della legge elettorale, gli STATI GENERALI DELLE DONNE, Presidente e Coordinatrice Nazionale, Dott.ssa ISA MAGGI, hanno espresso una posizione chiara, ferma e costruttiva a tutela della rappresentatività democratica e di genere. Questo articolo sintetizza il loro recente Comunicato Stampa del 10 luglio (Roma) ed esprime un sentito apprezzamento per il loro costante impegno.
Il Dissenso contro l’eliminazione delle preferenze

Gli STATI GENERALI DELLE DONNE hanno espresso un netto dissenso rispetto all’ipotesi di eliminare il sistema delle preferenze dalla legge elettorale per l’elezione del Parlamento. Questa opposizione si fonda su profonde ragioni culturali, politiche e pratiche, partendo da un principio cardine: la rappresentanza politica è un pilastro fondamentale della democrazia e deve essere rafforzata, non indebolita.
Le ragioni Culturale e Politiche
La tradizione democratica riconosce da sempre la necessità di un equilibrio armonico tra governabilità e rappresentatività. In questa dinamica, le preferenze costituiscono lo strumento più diretto, collaudato ed efficace per restituire una voce reale ai cittadini e alle istanze della società, evitando un’eccessiva e soffocante intermediazione dei vertici di partito. In un’epoca storica segnata da un forte e preoccupante tasso di astensionismo- in particolare di matrice femminile, come dimostrato dalle ultime elezioni europee in cui quasi 6 donne italiane su 10 non si sono recate alle urne- diventa urgente e indispensabile interrogarsi sugli strumenti capaci di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Proprio nel’80° anniversario del primo voto esercitato dalle donne italiane, quando l’affluenza femminile sfiorò il 90%, questa riflessione assume un valore simbolico e pratico di straordinaria importanza.
Permettere agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti significa:
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Incoraggiare la partecipazione attiva e ricostruire il legame fiduciario ed etico tra eletti ed elettori;
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Restituire centralità al territorio e alle singole comunità, valorizzando il principio di sussidiarietà;
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Contrastare la distanza tra il centro e la periferia, ridando dignità e valore alle autonomie locali e stimolando il dialogo tra aree urbane, extraurbane e interne.
Le ragioni di genere
Sul piano della parità di genere, l’impatto di una simile riforma sarebbe particolarmente penalizzante. Le donne impegnate in politica costruiscono molto spesso il proprio consenso e riconoscimento attraverso canali differenti da quelli delle burocrazie dei partiti, operando attivamente nei territori, nell’associazionismo e nell’ambito delle professioni.
Privare l’elettorato della facoltà di esprimere le preferenze rischia concretamente di escludere proprio le figure femminili più libere, autonome e rappresentative della società reale. Pur riconoscendo i potenziali rischi legati al sistema delle preferenze (quali clientelismo, costi elevati della campagna elettorale e disparità nell’accesso alle risorse), l’associazione ritiene imprescindibile mantenere e affinare i “meccanismi correttivi”, come la doppia preferenza di genere, per riequilibrare una competizione ancora fortemente sbilanciata e garantire una presenza femminile che sia effettiva e non di facciata. L’eliminazione delle preferenze finirebbe per affidare la selezione delle candidature esclusivamente ai ristretti vertici dei partiti politici, riducendo drasticamente la libertà di scelta degli elettori e indebolendo l’autonomia costituzionale degli eletti, in palese contrasto con i principi sanciti dall’articolo 67 della Costituzione.
Collegi grandi e pluralismo
A seguito della riduzione del numero dei parlamentari, i collegi elettorali sono diventati estremamente ampi. In questa nuova configurazione, le preferenze rimangono l’unico vero strumento in grado di rendere il citadino protagonista attivo nella scelta dei propri rappresentanti. Nei collegi uninominali, infatti, le dimensioni sono tali da impedire una relazione diretta, umana e trasparente tra candidato ed elettore. Inoltre, le preferenze favoriscono una sana concorrenza tra i candidati dello stesso schieramento, accrescendo il pluralismo culturale e politico all’interno dei partiti, elemento vitale per la salute della democrazia.
Le Proposte degli STATI GENERALI DELLE DONNE
Gli STATI GENERALI DELLE DONNE avanzano quattro proposte concrete e costruttive per superare l’attuale situazione di stallo e rafforzare le istituzioni democratiche:
1)- Mantenimento delle preferenze all’interno della legge elettorale nazionale;
2)- Introduzione e rafforzamento della doppia preferenza di genere come correttivo strutturale obbligatorio per garantire equità di rappresentanza;
3)- Regole stringenti di trasparenza sui costi delle campagne elettorali e sui contributi ricevuti, per limitare ogni potenziale distorsione clientelare;
4)- Investimenti strutturali nella formazione nella creazione di reti di sostegno per le candidature femminili, affinché le donne possano disporre di pari opportunità di competizione.
“La democrazia si rafforza quando i cittadini si sentono parte della scelta. Sopratutto le donne hanno bisogno di strumenti che aprano, non che chiudano. Le preferenze, con i dovuti correttivi, sono uno di questi strumenti.”– STATI GENERALI DELLE DONNE

Desideriamo esprimere il più profondo ringraziamento e sincero apprezzamento agli STATI GENERALI DELLE DONNE per la lucidità, la passione e la tempestività di questo intervento. Il loro costante lavoro di presidio democratico e la capacità di tradurre le istanze di parità in proposte legislative concrete costituiscono una risorsa insostituibile per l’intera società civile. Nel ricordare l’importanza storica del suffragio universale femminile, la loro voce ci ricorda che la democrazia non una conquista statica, ma un cammino quotidiano che richiede vigilanza, coraggio e partecipazione.
GRAZIE per il vostro prezioso e instancabile operato a difesa dei diritti di tutti i cittadini e tutte le cittadine!









