Nelle ultime ventiquattro ore il mondo ha dato il peggio e il meglio di sé, come sempre. Una giostra di potere, sangue, gelo e diplomazia che gira senza chiedere permesso. E noi, spettatori forzati, possiamo solo guardare il carosello impazzito della geopolitica mentre ci passa davanti agli occhi.
La Russia ha ricominciato a martellare l’Ucraina con la precisione di un macellaio ubriaco. Nella notte, droni e missili hanno colpito Kiev e Leopoli, lasciando dietro di sé due morti, cinque feriti e un milione di famiglie senza acqua né luce, secondo ANSA. Leopoli è stata colpita da quello che i media ucraini chiamano un “supermissile”, un giocattolo di morte che serve più a terrorizzare che a vincere. Mosca continua a ripetere che l’Europa è un “asse di guerra”, mentre Kiev risponde che la Russia vuole spezzare il suo popolo. La verità è che la guerra non cerca più vittorie: cerca solo di non finire.
Nel frattempo, il Medio Oriente continua a bruciare sotto traccia. Ad Aleppo, in Siria, gli scontri tra milizie hanno lasciato sul terreno almeno quindici morti e decine di feriti, per lo più civili, nelle ultime 48 ore, come riportato da ANSA. Trenta mila persone sono state costrette a fuggire in due giorni. È la solita storia: nessuno guarda, nessuno interviene, nessuno ricorda. La guerra siriana è diventata un rumore di fondo, come un frigorifero rotto che nessuno ripara più.
Dall’altra parte del mondo, l’Iran è un vulcano che ribolle. Le proteste continuano, internet è stato oscurato in tutto il Paese e il numero dei morti sale a 38, secondo Google News. Trump — che non perde mai occasione per gettare benzina sul fuoco — ha avvertito Teheran di “non toccare i manifestanti”. Il regime risponde con arresti di massa e manganelli. La piazza risponde con rabbia. È un ciclo che non si spezza mai.

Negli Stati Uniti, Minneapolis è di nuovo un campo di battaglia. Una donna è stata uccisa da un agente dell’ICE durante un blitz anti‑migranti, scatenando proteste e scontri, come riportato da Google News. Trump ha difeso l’agente dicendo che ha sparato “per autodifesa”, ma il sindaco ha chiesto agli agenti federali di “andarsene dalla città”. L’America continua a oscillare tra ordine e caos, come un pugile che non sa più da che parte arriva il colpo.
In Europa, la Francia ha annunciato che voterà contro l’accordo commerciale Mercosur, mentre Parigi è stata invasa dalle proteste degli agricoltori, che hanno portato i trattori fin sotto la Tour Eiffel, secondo ANSA. L’Europa parla di commercio, ma la gente parla di sopravvivenza. E quando i due linguaggi non coincidono, le strade si riempiono.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera “ombra” legata al Venezuela, mentre navi russe si muovono nervosamente nel Mar dei Caraibi, come riportato da ANSA. È un gioco di scacchi tra potenze che fingono di non guardarsi, ma hanno già le mani sulle pedine.
E poi c’è la Groenlandia, improvvisamente diventata il nuovo oggetto del desiderio geopolitico. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “prenderanno la Groenlandia con le buone o con le cattive”, secondo Il Sole 24 Ore. Non è una battuta. È una minaccia. E quando una superpotenza minaccia un’isola ghiacciata da 56.000 abitanti, capisci che il mondo è entrato in una fase nuova: quella in cui tutto è negoziabile, anche il permafrost.
La Germania, intanto, è paralizzata dal gelo: Berlino a -9 gradi, Amburgo nel caos neve, scuole chiuse, trasporti in tilt, come riportato da ANSA. L’Europa si scopre fragile davanti a un inverno che non perdona.
E mentre tutto questo accade, i leader del mondo continuano a parlare di stabilità, di pace, di cooperazione. Parole vuote, pronunciate da bocche piene. La realtà è che il pianeta è una scacchiera inclinata, e i pezzi stanno scivolando verso il bordo.
Le ultime ventiquattro ore ci ricordano una cosa semplice e brutale: il mondo non dorme mai. E quando dormiamo noi, lui sogna al nostro posto. Di solito incubi.









