
CAGLIARI — Per venticinque interminabili giorni il suo respiro tenue è rimasto appeso a un filo impercettibile nel reparto di rianimazione, protetto da un silenzio clinico che somigliava a un’estenuante trincea contro la fine. Poi, nella penombra della stanza d’ospedale, l’esile fiammella si è spenta definitivamente. La donna colpita a bruciapelo alla testa dal proprio consorte non ce l’ha fatta: si chiude così nel modo più infausto il calvario di una vittima innocente, travolta dalla furia cieca di un tragico venerdì di fine mese che aveva già insanguinato le mura domestiche con il massacro del cognato. Il dramma si era consumato con chirurgica, spaventosa nitidezza. Il trentanovenne, spinto da un livore sotterraneo maturato tra le pareti di casa, aveva prima rivolto l’arma da fuoco contro il proprio fratello, freddandolo all’istante con un proiettile a bruciapelo, per poi indirizzare la bocca da fuoco verso la tempia della moglie. Un gesto repentino e scellerato, eseguito con la freddezza di chi intendeva cancellare ogni traccia del proprio nucleo affettivo. Nonostante la gravità inaudita della lesione cerebrale, i medici del presidio ospedaliero avevano tentato l’impossibile, sottoponendo la paziente a una delicatissima procedura neurochirurgica nel disperato tentativo di decomprimere i tessuti. Per oltre tre settimane la comunità cagliaritana ha seguito con il fiato sospeso il susseguirsi dei bollettini medici, sperando nel prodigio di una guarigione che potesse riscattare tanta atrocità. Invece, il quadro clinico si è progressivamente deteriorato fino all’inesorabile arresto dei parametri vitali. La notizia del decesso ha immediatamente ripercosso le sue onde d’urto nel fascicolo d’indagine coordinato dalla Procura della Repubblica: per il reo confesso, attualmente recluso nel carcere di Uta dove si trova in stato di custodia cautelare, la posizione processuale si aggrava in maniera drammatica. Il magistrato inquirente si appresta infatti a ricalibrare il capo d’imputazione, mutando l’ipotesi di reato da tentato omicidio a duplice omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e del vincolo di parentela. Mentre gli inquirenti ultimano i rilievi balistici e attendono l’esito dell’esame autoptico disposto sulla salma della donna, sulla città cala un velo di profonda e sconfortata mestizia per una tragedia familiare che non ha lasciato scampo a nessuno.









