L’ESERCIZIO DELLA SATIRA ATTRAVERSO LA METRICA DELLA FILASTROCCA
LA MEGERA
di MARIA TERESA LIUZZO
Sbugiardata la megera si rivolse a Barbanera,
stivaletti e la zampogna non conosce la vergogna!
L’incertezza del futuro si scatena in un diluvio.
La torpedo si è comprata la megera sciagurata,
truffaldina a capodanno lascia agli altri il proprio affanno.
Nel paiolo della sera gira rospo e capinera,
tutto brilla ed è di rame per la strega del reame.
Pettirosso sopra il ramo scendi giù sulla mia mano,
ma volò con grande sdegno avvistando Gambadilegno.
La megera andò dal Saggio per entrare nell’ingranaggio,
non m’importa della guerra, se per me avrò la terra.
Tutti in riga come ieri cappellani e giardinieri.
A Levante con l’elefante, a Occidente con il serpente,
a Settentrione col re Leone, a Meridione con un caprone.
La megera confettino, cappellino e cappottino;
lo stivale le va stretto e la riporta a Caporetto.
La megera andò alle falde per confondere Garibaldi,
di tartufi riempì la sala e il profumo del Marsala.
E a notte sotto il vischio egli disse: ” Obbedisco! ”
Nella carezza del paesaggio suonò alto il suo messaggio.
La iena megera e l’erbavoglio scivolò sul quadrifoglio:
”Ecco giunta la fortuna, posso andare sulla Luna”.
Ma un grosso cardo si attaccò alla schiena della iena,
”Maledetta società questo Universo di Giufà”.
Vado via dal continente, nulla sembra ormai cambiare,
la valigia già preparo, qui non voglio più restare.
Torno al ”logo” di gallina, fattucchiera e sbirulina;
tutto il tempo a rassettare, la vecchiaccia a sopportare
e i tanti piatti da lavare.
Non è poco ”Maga Circe” – disse il grillo alla megera,
non sei degna di altra sorte oltre il buio della sera.
Bloccato il transito sulla via marittima,
la megera passa da carnefice a vittima.
Il suo rigurgito è furibondo,
e fa la ruffiana con l’unicorno.
Finito il letargo dell’astinenza,
rubato il Santo fà beneficenza.
Maria Teresa Liuzzo










