
ROMA — Un’improvvisa, gelida cesura ha spento l’etere radiofonico, consegnando al silenzio una delle timbriche più intime, garbate e riconoscibili del servizio pubblico. Rossella Diaco, conduttrice di lungo corso e colonna portante di Isoradio, si è spenta nell’abbraccio dei suoi cari, lasciando un vuoto incolmabile tra le schiere di ascoltatori che, per anni, hanno trovato nella sua dizione nitida e rassicurante un approdo sicuro lungo le arterie d’Italia. Una figura discreta ma pervasiva, capace di intessere un dialogo sommesso e profondo con milioni di automobili in transito nella notte, trasformando la mera informazione sulla viabilità in un diario collettivo. La sua carriera, sbocciata con precocità e coltivata con scrupoloso rigore professionale, aveva mosso i primi passi attraverso le frequenze di Radio Chin, lo storico emittente multiculturale d’oltreoceano dedicato alle comunità italofone in Canada. In quel contesto di lontananza e nostalgico radicamento, la voce della Diaco aveva imparato l’arte sublima dell’accoglienza, diventando un cordone ombelicale per i connazionali emigrati. Una sensibilità affinata successivamente nei corridoi di Rai International, dove per stagioni intere ha raccontato le vicende della madrepatria con quell’acume espositivo e quel garbo verbale che sarebbero diventati la sua cifra stilistica inconfondibile. Con l’approdo a Isoradio, la conduttrice aveva trovato la propria dimensione ideale: un microcosmo fatto di microfoni ad alta fedeltà, notizie sul traffico, selezioni musicali ricercate e, soprattutto, una costante umanizzazione della cronaca stradale. Non si limitava a enumerare chilometri di coda o rallentamenti causati dal maltempo; Rossella parlava direttamente alla solitudine dei camionisti, alle famiglie in viaggio per le vacanze, agli stanchi pendolari del crepuscolo. La sua parola era un balsamo contro l’alienazione dell’asfalto, un richiamo costante alla prudenza condito da un’empatia genuina e priva di stucchevoli retorismi. La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di sincero cordoglio nei corridoi di Viale Mazzini, dove colleghi, tecnici di regia e dirigenti si sono stretti attorno al ricordo di una professionista impeccabile, mai incline alle sirene del presenzialismo urlato. Tra i messaggi di condoglianze giunti dai vertici aziendali e i commossi pensieri lasciati sui social dai suoi fedelissimi radioascoltatori, emerge l’immagine nitida di una donna che ha servito il pubblico con profonda devozione. Oggi l’etere appare decisamente più freddo, ma l’eco della sua voce felpata continuerà a risuonare nella memoria di chi ha condiviso con lei un pezzo di strada.









