La lettera di Don Tonino Palmese a Giannino Durante, papà di Annalisa, rappresenta un momento significativo di riflessione e solidarietà, in un contesto difficile e doloroso. Annalisa Durante, giovane vittima innocente di camorra a Napoli nel 2004, è diventata simbolo di una lotta contro la violenza e l’illegalità, ma anche della speranza per un cambiamento sociale. La lettera di Don Tonino Palmese, prete e attivista impegnato in prima linea contro la mafia e l’inferno della criminalità organizzata, si inserisce in un contesto più ampio di impegno per la giustizia e la pace. Don Palmese, con le sue parole, non si limita a esprimere vicinanza, ma porta anche un messaggio di speranza e di sfida. Il suo scritto, intriso di spiritualità e di coraggio, è un invito a non arrendersi di fronte alla violenza e a continuare a lottare per la verità. La sua lettera non è solo un gesto di supporto, ma un richiamo a chi vive nella sofferenza, come Giannino Durante, affinché non dimentichino mai il valore della dignità umana e della giustizia.
Nel testo, Don Palmese parla di Annalisa non come una vittima, ma come una luce che, nonostante tutto, continua a brillare e a dare forza a chi combatte contro le ingiustizie. La morte di Annalisa diventa così un simbolo di resistenza contro la camorra, e la lettera stessa diventa un messaggio di speranza e di rinascita.
Don Tonino non è solo un pastore spirituale, ma anche una figura che si batte per la verità e per l’emancipazione dalla paura. La sua lettera, quindi, diventa un atto di amore e di sostegno per Giannino e la sua famiglia, ma anche un invito a tutta la comunità a non dimenticare le vittime innocenti della criminalità e a non rimanere in silenzio di fronte alla mafia.
In conclusione, la lettera di Don Tonino Palmese a Giannino Durante non solo racconta il dolore di una famiglia, ma esprime anche il desiderio di cambiamento, di giustizia e di speranza. È un messaggio di coraggio e di speranza per tutti coloro che, come Giannino, si trovano a combattere contro la brutalità della criminalità, ricordando che ogni piccolo gesto di resistenza può contribuire a costruire un futuro migliore.
Ecco la lettera di Don Tonino Palmese Garante dei detenuti del Comune di Napoli…….
<span;>Carissimo Giannino,
<span;>prima di tutto ti abbraccio in questo momento di prova per la tua famiglia. La perdita di un giovane congiunto è sempre una tragedia. Preferisco scriverti perché in queste ore il continuo richiamo all’uccisione di Emanuele e ciò che tu stai facendo da 21 anni in memoria di Annalisa potrebbe diventare nell’immaginario collettivo (e non solo) quasi un invito alla rassegnazione e alla constatazione della sconfitta. Tutti, alla luce di un delitto subìto o fatto da un giovane, siamo bravi nel dire che fare bene a Napoli è inutile ma la tua testimonianza che parte dalla donazione degli organi di Annalisa, fino a queste ore dove la biblioteca accoglie centinaia e migliaia di giovani è la dimostrazione che se non ci fossi stato tu, Annalisa sarebbe stata uccisa ogni giorno dalla rassegnazione, dall’oblio e persino dalla giustificazione “fisiologica” della morte in una città come la nostra. Tua figlia invece è diventata per migliaia di persone il motivo per cui vale la pena vivere… fino in fondo e che nessuna cosa al mondo, compresa la morte, possa giustificare il nostro restare in vita da “cadaveri”. Un giorno portando i libri di Annalisa alla Facoltà di Giurisprudenza della Federico II dicesti con un filo di voce di sentirti orgoglioso perché eri “stato capace di portare Annalisa all’Università<span;>”. Mio caro Giannino, dobbiamo continuare a portare i ragazzi a credere (sempre come dici tu) che “la cultura salva l’anima<span;>”. Tu, a differenza di tantissimi abitanti di Napoli. hai dimostrato che essere per-bene vuol dire metterci la faccia a favore del bene, a differenza di tante persone perbene che lo sono semplicemente perché si limitano a non fare il male. Napoli non ha bisogno di questa gente che dalla finestra guarda convinta di stare dalla parte giusta solo perché non delinquono. Questa città ha bisogno di te e di chi come te dimostra che la morte subìta per mano violenta si può trasformare in una vita… come la tua. Giannino mio, Giannino nostro, hai il diritto di sentire che le tue braccia stanno cedendo, anzi cadendo. Noi, dal giorno di quel funerale di Annalisa ci siamo aggrappati al tuo abbraccio e oggi siamo in tantissimi nell’impegnarci a tenere su le tue braccia perché possa continuare la tua azione di abbraccio che include e di braccia che ci rimettono in vita.
Con tutto il cuore… davanti a Dio.
Tonino Palmese









