
Chi ieri, domenica sei aprile, intorno a mezzogiorno si fosse trovato nei pressi di un televisore acceso, probabilmente avrebbe assunto un’ espressione meravigliata per almeno due motivi. Il primo, quando rivolgendo lo sguardo allo schermo ha potuto constatare che, contrariamente a quanto era stato annunciato ai fedeli convenuti in Piazza San Pietro, Francesco era tra di loro. Non per questioni di ubiquità, ma in presenza fisica, seppure su una sedia a rotelle, con un tono di voce ancora flebile, chiare testimonianze di una salute precaria. Senza ombra di dubbio la cristianità tutta e anche molti di quanti non fanno parte della stessa, saranno rimasti piacevolmente sorpresi, almeno per un po’, di aver potuto constatare che, per ora almeno, non sussistono motivi fisici pressanti che possano far pensare a un passaggio del Reverendissimo e Eccellentissimo de quo dal sedere su quello che fu il trono di Pietro a una altrettanto comoda e meritata poltrona all’interno di uno dei “buen retiro” di cui la Santa Sede è proprietaria ad abundantiam.
Ciò premesso, è stata l’intera edizione di quel telegiornale, come del resto delle altre trasmesse fino alla tarda sera di quella giornata particolare, uguale solo nel titolo al film di metà anni 70 al film di Ettore Scola. È sufficiente applicare quella qualifica senza andare oltre per dare cenno, rimanendo sempre sotto tono, del secondo motivo di perplessità prima accennato. La puntata in corso della saga della salute di Francesco dura ormai da oltre un mese. Nel frattempo due altri scenari si sono rivelati di estremo interesse non solo per gli Italiani. Il primo, di gravità eccezionale, é l’operato di Trump il Giustiziere- a modo suo -che nel Grande Libro della Storia, fatto il dovuto adeguamento dei danni che sta arrecando, sarà posto all’immediata destra di Attila. Il secondo é solo lo spunto di riflessione innescato dal serial sulle condizioni fisiche di Francesco. Con tutto il rispetto che Egli merita, come uomo e come Capo della Cristianità, non si può non rilevare, senza alcun dubbio sull’inesistenza di secondi fini, che per la sua persona è in atto una forma di accentuazione dell’attenzione mediatica. Essa sarebbe considerata non solo normale quanto dovuta in una situazione di tranquillità sociale e economica, prerogative attualmente lontane, anzi lontanissime dai quattro angoli dal mondo intero. La Chiesa Cattolica sostiene da sempre che la spendita in generale debba essere usata con la dovuta e naturale moderazione che le si confà, qualunque sia l’attività in cui si intende immetterla: è facile perciò pensare che attualmente essa stessa non stia obbedendo a quel comandamento. Solo per memoria, con i Patti Lateranensi i partecipanti alla preparazione della materia circa un secolo fa, febbraio ’29 ,giunsero alla conclusione che una Chiesa libera, come quella Cattolica, sarebbe stata in condizioni di convivere senza problemi con e in uno Stato Lìbero quale è l’Italia. Da quanto appena descritto non dovrebbe essere difficile, soprattutto per gli Italiani, trarre le giuste conclusioni e comportarsi di conseguenza.









