
Inviato Gabriele SCHIFANELLA
Un’atmosfera di placida serenità, scandita dal ritmico incedere delle pedalate lungo le strade campestri dell’hinterland torinese, si è repentinamente mutata in un’infausta e dolorosa tragedia di cronaca viaria. Nel territorio comunale di Pralormo, ameno crocevia situato ai confini con le terre del Roero, un tragico sinistro stradale ha stroncato l’esistenza di un ciclista di sessant’anni, trasformando un tranquillo itinerario amatoriale in un irreversibile dramma della strada. La dinamica dell’impatto, consumatosi in un tratto stradale caratterizzato da ampie visuali ma spesso teatro di insidiose disattenzioni, ha visto la bicicletta della vittima collidere rovinosamente con un’autovettura in transito. L’urto, di inaudita violenza, ha sbalzato il centauro a diversi metri di distanza dal punto di collisione, facendolo rovinare pesantemente sull’asfalto. A nulla è valso il tempestivo intervento dei soccorritori del servizio sanitario, giunti celermente sul luogo della catastrofe con autoambulanza ed elisoccorso: le lesioni riportate nell’impatto si sono rivelate troppo gravi e il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso del sessantenne. Sul posto sono prontamente sopraggiunti gli operatori delle forze dell’ordine per effettuare i rilievi scientifici di rito, volti a ricostruire con esattezza l’esatta successione degli eventi e ad appurare eventuali responsabilità cognitive o cinetiche a carico del conducente del veicolo coinvolto. La circolazione lungo la dorsale interessata dall’incidente ha subito pesanti rallentamenti, rimanendo interdetta per consentire le operazioni di messa in sicurezza e i rilievi topografici delle traiettorie dei mezzi. Sconcerto e mestizia hanno avvolto la comunità locale, riaprendo con virulenza il dibattito mai sopito sulla congenita vulnerabilità degli utenti della strada su due ruote. In un territorio da sempre vocato al cicloturismo, l’ennesima perdita di una vita umana ripropone l’urgenza indilazionabile di garantire una convivenza armonica e protetta tra il traffico veicolare e la mobilità dolce, troppo spesso sopraffatta dalla fatalità della velocità.









