
Inviato Giuliana PANDIANI
Un’ombra di cupa apprensione si è addensata tra i corridoi del San Martino, dove la morsa spietata d’un male fulmineo ha spezzato l’esistenza di un degente in condizioni disperate. È deceduto a Genova un paziente affetto da una sospetta infezione invasiva da meningococco, una patologia subdola e aggressiva che lascia margini di manovra clinica ridotti al lumicino. La parabola clinica si è consumata nel volgere di poche drammatiche ore, cogliendo di sorpresa l’équipe medica di turno che ha profuso ogni sforzo terapeutico nel tentativo di arginare la progressione devastante della tossinemia nei tessuti organici e nel sistema cardiocircolatorio. L’epilogo esiziale si è verificato all’interno del Policlinico, a causa di complicazioni derivanti dall’arresto cardiaco, sopraggiunto come estremo e irreversibile cedimento di un organismo provato dall’insulto infettivo. I protocolli d’emergenza, attivati con tempestività non appena il quadro sintomatologico ha mostrato i tratti inconfondibili della grave meningite batterica, non sono bastati a scongiurare il collasso emodinamico. Le manovre rianimatorie, reiterate con pervicacia dai rianimatori, si sono scontrate con la violenza di uno shock settico incipiente che ha compromesso in modo irreparabile le funzioni vitali del degenere, vanificando ogni presidio farmacologico avanzato. Mentre la struttura sanitaria ha provveduto a circondare d’immediata profilassi precauzionale i contatti stretti della vittima e il personale d’assistenza venuto a contatto con il focolaio virulento, la direzione sanitaria attende gli esiti degli esami di laboratorio per la conferma tipizzata del ceppo patogeno. La notizia ha destato profondo cordoglio e un inevitabile brivido di inquietudine nella comunità locale, riaprendo l’annoso dibattito sulla rapidità di diagnosi e sulla reattività delle difese immunitarie di fronte ad agenti batterici dalla spiccata aggressività sistemica.









