martedì, Ottobre 6, 2026
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L’invettiva di Barbara Berlusconi: «Oltre sei lustri di teoremi e vaniloqui acclarati senza riscontro alcuno»

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Un fremito d’indignazione filiale e civile scuote le cronache politiche e giudiziarie, infrangendo il silenzio di una memoria che non accetta di essere scalfita. A farsi mantice di questo sdegno è Barbara Berlusconi, la quale ha affidato alle agenzie di stampa una sferzante e accorata filippica a tutela della figura di suo padre Silvio. Nel mirino della terzogenita del Cavaliere vi sono le più recenti esternazioni provenienti da soggetti condannati per crimini efferati, tra cui spiccano le controverse dichiarazioni rese in sede di memoria da figure della criminalità organizzata come Giovanni Brusca, il cui calibro etico rende, a suo dire, intrinsecamente pretestuosa qualsiasi pretesa rivelazione. La rabbia trasuda da ogni vocabolo impiegato dalla manager, che descrive come intollerabile il continuo ciclostile di congetture, insinuazioni ed eretismi logici che da più di trent’anni circonda l’epopea berlusconiana. Con argomentare vibrante, Barbara rimarca quanto sia paradossale e surreale accordare credito e cassa di risonanza a ricostruzioni formulate da chi si è macchiato di delitti atroci e turpitudini indicibili, e che oggi pretenderebbe di ergersi a vaticinatore di verità occulte senza tuttavia esibire uno straccio di riscontro oggettivo. Si tratta, secondo la disamina della famiglia, dell’ennesimo tentativo di ventilare teoremi vetusti e illazioni stantie per perpetuare un accanimento postumo che oltrepassa i confini del buon senso e della civiltà giuridica. Lo sconcerto si fa ancor più sferzante a fronte della condizione di chi è ormai irrimediabilmente impossibilitato a difendersi e a replicare punto su punto a tali sibilline calunnie, essendo scomparso da oltre tre anni. Questa impossibilità di contraddittorio amplifica la gravità di affermazioni che vengono bollate dalla figlia come manifestamente ridicole, pretestuose e destituite di qualsivoglia fondamento fattuale. Il perentorio intervento di Barbara Berlusconi non punta soltanto a scudare la memoria affettiva dell’uomo di famiglia, ma mira a denunciare un costume mediatico-giudiziario incline ad abbeverarsi al pozzo di pentiti o criminali conclamati pur di alimentare una storiografia cospirativa mai sopita. Una fermezza verbale che intende porre un argine invalicabile a quella che ritiene una sistematica deformazione della realtà storico-processuale, riaffermando la dignità d’una parabola umana, politica ed imprenditoriale che non merita di rimanere ostaggio di malevoli ghiribizzi o farraginosi teoremi mai provati.

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