domenica, Agosto 9, 2026
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Lo spocchioso “quattordici luglio” si tinge di blu notte: la disfatta transalpina che ha fatto godere il pianeta

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Nel giorno della solenne parata parigina, l’eliminazione dei Bleus si consuma come il più clamoroso dei contrappassi. Un verdetto sul campo che punisce la boria dell’Eliseo e unisce il resto del mondo in un coro di liberatorio dileggio.

Ci sono date in cui la storia decide di riporre i manuali di geopolitica per dedicarsi alla più pura, sferzante ironia teatrale. Nel giorno sacro della Presa della Bastiglia, mentre Emmanuel Macron sfilava lungo i Campi Elisi circondato dallo sfarzo di una grandeur ostentata e da una retorica militare dal sapore quasi anacronistico, a migliaia di chilometri di distanza la Nazionale di calcio francese consumava il proprio suicidio sportivo ai Mondiali. Più che un’uscita di scena, una vera e propria capitolazione agonistica, andata in scena proprio mentre la nazione brindava alla propria gloria passata, regalando ai milioni di detrattori sparsi per il globo un banchetto di dimensioni epiche. La sconfitta dei Bleus, maturata sotto il peso di una prestazione molle, quasi svagata, è sembrata a molti un silenzioso ma fragoroso sberleffo della squadra nei confronti della presidenza. Macron, da sempre abile nel cavalcare i successi sportivi per rimpinguare un consenso interno costantemente ondivago, si è ritrovato con le mani vuote proprio nella serata in cui si attendeva l’apoteosi. Invece della consueta passerella retorica, l’Eliseo ha dovuto digerire il fiele di un’eliminazione precoce che ha squarciato il velo di invincibilità di cui la Francia ama così tanto autocompiacersi. Dall’altra parte della barricata, la galassia dei “gufatori” mondiali – un club informale ma storicamente iperattivo che trova adepti in ogni angolo del pianeta – ha vissuto la sua personale notte di mezza estate. Dal Sudamerica all’Europa continentale, il tracollo transalpino è stato accolto con un’esultanza che ha superato i confini del tifo sportivo, trasformandosi nella celebrazione del ridimensionamento della boria d’Oltralpe.

Cronaca di un disastro annunciato

  • La Presunzione: Una squadra scesa in campo con la certezza del blasone, incapace di reagire all’intensità avversaria.
  • Il Tempismo: Il ko perfetto, arrivato a poche ore dai fuochi d’artificio celebrativi di Parigi.
  • La Reazione: Un tam-tam globale di meme, ironie e brindisi che ha letteralmente oscurato le cronache della festa nazionale.

La verità che questo verdetto consegna agli archivi calcistici è che nessuna corazzata è immortale se mossa esclusivamente dalla presunzione del proprio talento. La Francia, specchiandosi nella propria maestosa immagine come un moderno Narciso con i tacchetti, ha finito per annegare nel laghetto delle proprie certezze. Mentre i detrattori continuano ad assaporare questo inaspettato regalo estivo, a Parigi si spengono le luci dei palazzi governativi, lasciando spazio a un silenzio gravido di domande e a un risveglio decisamente più sobrio, privo di coppe da esibire e con molta, moltissima superbia da smaltire.

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