giovedì, Settembre 10, 2026
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L’odissea pedestre di Terenziani: la Sarda Tellus sigilla un solco lungo settemila chilometri

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Ha posato l’ultimo passo dove la terraferma sfilaccia i suoi confini di roccia per infrangersi nello stretto delle Bocche di Bonifacio. A Santa Teresa Gallura, avvolto dal soffio salmastro e dalla calura della costa settentrionale, Elvio Terenziani ha posto la parola fine alla sua epica peregrinazione. Quattrocentosettanta giorni di marcia ininterrotta, settemila chilometri intessuti lungo la spina dorsale del paese, attraverso il tracciato monumentale del Sentiero Italia tracciato dal Club Alpino Italiano. Un’impresa che travalica il mero dato atletico per sconfinare nell’esplorazione introspettiva e geografica più profonda. L’avventura dell’escursionista veneto non è stata una semplice sequela di tappe, bensì una vera e propria immersione nell’orografia selvatica della penisola. Dai rilievi alpini, battuti dalle intemperie e dai rigori invernali, fino ai gioghi appenninici più remoti, il suo procedere è stato cadenzato dal battito sordo degli scarponi sul terreno vario e insidioso. Ha attraversato forre impervie, valichi innevati e altipiani riarsi dal sole, tramutando la solitudine del viandante in una lente d’ingrandimento sulle bellezze recondite del paesaggio italiano. Ogni chilometro di questo cammino titanico ha richiesto una disciplina stoica. Terenziani non ha cercato il conforto della velocità né l’applauso delle masse, bensì l’armonia millimetrica tra l’incedere del corpo e il mutevole spirare degli elementi. La resistenza fisica si è fusa indissolubilmente con la tenacia mentale: superare l’inedia delle giornate uggiose, gestire l’inevitabile usura delle articolazioni e riscoprire l’essenzialità di un riparo temporaneo hanno rappresentato il vero cuore pulsante del suo viaggio. L’approdo in Sardegna ha arricchito la spedizione di un significato quasi rituale. Attraversare i sentieri impervi della Barbagia e del Supramonte fino al definitivo affaccio sul mare gallurese ha chiuso un cerchio iniziato mesi prima a migliaia di chilometri di distanza. Tra gli olivi millenari e le macchie di mirto, la fatica si è trasmutata in contemplazione. L’impresa di Terenziani rimane scolpita come un monumento alla lentezza consapevole, una dimostrazione di come lo spirito umano possa domare le distanze più smisurate attraverso la semplice, primordiale arte del camminare.

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