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L’ordito delle note sulle pietre vive della Marmilla: il Pedras et Sonus fonde arte e memoria nel ricordo di Michela Murgia

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Inviato Ivar BAZZANI

MOGORO — L’altopiano arido e suggestivo della Marmilla si appresta a trasformarsi in uno scrigno acustico di rara e struggente bellezza. Dal 17 al 23 agosto, la nuova edizione del festival Pedras et Sonus torna a sgranare il suo rosario di appuntamenti culturali, tessendo una trama sinestetica che intreccia il jazz d’avanguardia, la parola letteraria e l’evocazione teatrale. Tra i basalti millenari, le giare solitarie e i sagrati delle chiesette campestri che costellano i piccoli borghi dell’interno sardo, il paesaggio stesso si fa cassa di risonanza per una manifestazione che fa della contaminazione dei linguaggi espressivi la propria inconfondibile cifra identitaria. Quest’anno la kermesse assume una vibrazione emotiva ancora più densa e profonda, trasformandosi in un accorato e corale tributo alla memoria di Michela Murgia. La scrittrice di Cabras, voce lucida e dirompente della letteratura contemporanea, viene rievocata non con retorica monumentalità, ma attraverso l’incastro fluido delle sue tesi narrative con le improvvisazioni dei musicisti. Le letture drammatizzate dei suoi testi si amalgamano alle dissonanze e ai lirismi degli strumenti a fiato, restituendo al pubblico la potenza iconoclasta del suo pensiero e quell’amore viscerale e mai consolatorio per la propria terra d’origine. Tra i viottoli di pietra dura e le architetture povere del territorio, la comunità locale accoglie un flusso eterogeneo di visitatori, turisti e appassionati, disposti a lasciarsi avvolgere da un’atmosfera sospesa nel tempo. Le esecuzioni musicali, dislocate intenzionalmente lontano dai grandi palcoscenici patinati, cercano una simbiosi viscerale con la natura incontaminata: performance al calar del sole sulle creste vulcaniche, dialoghi tra contrabbassi e pietre sonore, monologhi teatrali incastonati tra gli ulivi secolari. Ogni esibizione diventa così un rito collettivo di riappropriazione dei luoghi attraverso l’ascolto. In un’epoca contrassegnata dalla frenesia del consumo culturale e dalla superficialità degli eventi di massa, il festival promosso dalla direzione artistica del Pedras et Sonus rivendica con orgoglio il valore della lentezza e del radicamento territoriale. La Marmilla, per sette giorni, cessa di essere una periferia geografica per convertirsi nel baricentro spirituale di un’isola che sa fare della propria memoria un cantiere di futuro, dove il ricordo di chi non c’è più continua a soffiare energico tra le note del jazz e le righe della grande letteratura.

 

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