giovedì, Settembre 10, 2026
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L’ultimatum di Madrid e la linea della fermezza di Roma

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di Caterina Manganaro

 

ROMA – La crisi migratoria dell’enclave spagnola di Ceuta ha smesso di essere un’emergenza confinata al Nord Africa, per trasformarsi nel più grave terremoto geopolitico dell’Unione Europea degli ultimi anni. Il braccio di ferro diplomatico attorno all’ultimatum di Madrid, in scadenza per la fine di questa domenica, ha formalizzato una rottura profonda che va ben oltre i confini marittimi: è lo scontro frontale tra due visioni d’Europa, incarnate da Giorgia Meloni e Pedro Sánchez, che rischia di affossare definitivamente il principio cardine della libera circolazione continentale.

Il governo socialista di Pedro Sánchez ha fissato una scadenza perentoria all’Italia per revocare i controlli temporanei reintrodotti alle frontiere aeree e marittime. La richiesta spagnola di “rivedere la revoca di Schengen” è stata però rispedita al mittente da Palazzo Chigi con un secco rifiuto.
La risposta negativa di Giorgia Meloni rivendica la piena legittimità della misura come atto di protezione della sicurezza nazionale. Per Roma, i controlli straordinari sono una barriera necessaria a impedire che l’onda d’urto degli oltre 72.000 ingressi illegali registrati a Ceuta si rifletta sul territorio italiano. Una scelta che Madrid bolla invece come una reazione sproporzionata e unilaterale, contraria allo spirito di solidarietà comunitaria.

Due modelli a confronto nel cuore del Mediterraneo

Dal punto di vista geopolitico, la crisi ha fatto saltare la fragile cooperazione tra i Paesi della sponda Sud dell’Unione. Lo scontro si sviluppa su una faglia chiaramente ideologica:
La dottrina Sánchez: spinge per una gestione multilaterale e accusa Roma di sfruttare politicamente la crisi per alimentare la retorica dei confini blindati, minando la coesione dell’Eurozona.
La dottrina Meloni: mette la sovranità e la sicurezza interna davanti agli automatismi di Bruxelles, rifiutando di subire le conseguenze delle falle altrui nella gestione delle frontiere esterne dell’UE.
La ritorsione speculare di Madrid, che ha introdotto a sua volta controlli per chi proviene dall’Italia, ha di fatto congelato i rapporti bilaterali tra la seconda e la terza nazione più popolose del Mediterraneo.

Il fallimento di Bruxelles e lo spettro di Ferragosto

Mentre le due cancellerie alzano il muro dei veti incrociati, le istituzioni di Bruxelles osservano la paralisi dello spazio Schengen sostanzialmente impotenti. La crisi evidenzia come i trattati comunitari non siano pronti a reggere l’impatto di ondate migratorie di massa istigate in tempo reale da campagne di disinformazione digitale sui social media, una nuova forma di pressione geopolitica difficile da arginare.
Con l’intelligence che lancia l’allerta su una possibile seconda ondata a Ceuta proprio a ridosso di Ferragosto, il duello Meloni-Sánchez rischia di trascinarsi a lungo. La temporanea sospensione di Schengen non è più solo una misura burocratica d’emergenza, ma il simbolo di un’Europa frammentata, dove i confini nazionali tornano a contare più dei trattati comuni.

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