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L’Ultimo Appuntamento al Bar della Storia: Se ne va Gino Paoli, si ricompone il Quartetto

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Eravamo “Quattro Amici al Bar” .. Oggi siamo Quattro Voci nell’Anima 

​C’è un’immagine che da ore rimbalza nelle menti di chi ha amato la canzone d’autore: un tavolo di legno scuro, il fumo densissimo delle sigarette che disegna volute di malinconia e quattro bicchieri che riflettono la luce fioca di una Genova che non esiste più.

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https://youtu.be/cHgMdNQYNNo?is=yIhbT1dSmGuhLQkH

Con la scomparsa di Gino Paoli, (Monfalcone, 23 settembre 1934 – Genova, 24 marzo 2026) cala definitivamente il sipario sulla “SCUOLA GENOVESE” ma si riapre, altrove, quella porta del bar che ha cambiato per sempre la cultura italiana.

Ma cos’era, in fondo, questo cenacolo di giganti? La SCUOLA GENOVESE non è stata un’istituzione, ma un’alchimia: un movimento spontaneo nato tra i caruggi e il mare, dove la canzone ha smesso di essere intrattenimento per farsi letteratura. È stata l’unione di poeti prestati alla melodia che hanno saputo mescolare l’esistenzialismo francese, il realismo crudo e la ballata popolare, dando voce agli ultimi, agli innamorati delusi e agli anarchici del pensiero.

Eravamo “quattro amici al bar” non è più solo il verso di una canzone manifesto; oggi è la cronaca di un ricongiungimento necessario.

https://youtu.be/0QGN62xiRU8?is=Pezt-BP9VwnImbDx

​Gino è stato l’ultimo a lasciare il tavolo, l’ultimo testimone di un’epoca in cui la musica non era un prodotto, ma un’urgenza dell’anima. Lo immaginiamo ora sedersi di nuovo accanto a Fabrizio De André, con la sua ironia tagliente e quella libertà anarchica che profuma di mare; accanto a Luigi Tenco, con quegli occhi che cercavano sempre un altrove più giusto; e accanto a Bruno Lauzi, con quel genio capace di far sorridere anche il dolore e trasformare il Sarcasmo in poesia. 

Non erano solo cantanti. Erano poeti prestati alla melodia, artigiani della parola che hanno saputo trasformare il “particolare” dei vicoli di Genova nell’”universale” del sentimento umano. Hanno cantato l’amore senza filtri, la solitudine dei vinti e la bellezza degli ultimi.

​Oggi il bar è vuoto, le sedie sono riposte sui tavoli e le luci si spengono. Ma il silenzio dura poco. Basta chiudere gli occhi per sentire ancora quel mormorio di voci roche, quel tintinnio di bicchieri e quell’armonia perfetta che solo quattro amici sanno creare.

​Non sono più tra noi, eppure non sono mai stati così presenti. Perché se è vero che il tempo consuma gli uomini, le voci che hanno saputo toccare l’anima restano eterne.

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Ciao, Gino. La banda è di nuovo al completo.

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