martedì, Ottobre 6, 2026
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L’ultimo sfregio del destino: scambio di salme all’obitorio, ottantasettenne cremato per abbaglio

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FIRENZE – Un trapasso irreprensibile, custodito nel candore dei ricordi familiari, si è tramutato in un’incredibile e grottesca odissea burocratica. A Firenze, il commiato riservato a Leonardo Bonazzi, venerando cittadino di ottantasette anni, ha travalicato i confini della consueta afflizione per addentrarsi nel territorio dell’assurdo. La vicenda, sfociata ora in una circostanziata denuncia depositata presso le autorità competenti, trae origine da una svista inescusabile maturata nei corridoi dell’obitorio cittadino. Tutto era stato predisposto nei minimi dettagli per l’estremo saluto: il mesto corteo, la funzione liturgica, il raccoglimento dei congiunti pronti ad accompagnare il congiunto verso la quiete eterna. Tuttavia, soltanto una manciata di minuti prima che la cerimonia avesse inizio, l’amara vertigine della realtà ha travolto i presenti. La bara destinata a raccogliere le spoglie dell’anziano racchiudeva in verità il corpo immobile di una donna. L’inevitabile indagine interna, avviata a seguito del momento di smarrimento, ha portato a galla una verità ancor più sconcertante. A causa di uno scambio d’identità materializzatosi durante la movimentazione delle salme, i resti mortali di Leonardo Bonazzi erano già stati avviati all’impianto crematorio e ridotti in cenere. Un processo irreversibile, consumato nell’inconsapevolezza dei tecnici e in palese difformità con le ultime volontà del defunto e dei suoi cari. Sconcerto, sdegno e una profonda sensazione di profanazione hanno avvolto la famiglia, costretta ad annullare le esequie tra l’incredulità dei presenti. Quello che doveva configurarsi come un composto rito di passaggio si è metamorfosato in una dolorosa contesa legale. I congiunti, tramite i propri legali, invocano risposte perentorie: com’è stato possibile eludere i rigorosi protocolli di riconoscimento e tracciabilità che dovrebbero schermare le strutture ospedaliere ed autoptiche da simili obbrobri operativi? La procura si trova ora a dover districare una matassa fatta di procedimenti automatizzati disattesi e superficialità individuali. Nel frattempo, resta il vuoto incolmabile provato da chi voleva soltanto stringersi attorno al proprio caro per l’ultima volta, e che invece si ritrova a gestire una ferita profonda, inflitta dalla sciatteria e difficile da cicatrizzare.

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