domenica, Agosto 9, 2026
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MARANO TERREMOTO POLITICO, IL TRIBUNALE DICHIARA INCANDIDABILI L’EX SINDACO E L’EX ASSESSORE: LA CITTÀ RIPARTE DALLE MACERIE DELLO SCIOGLIMENTO PER MAFIA

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Marano si risveglia con una nuova scossa politica. Una di quelle destinate a lasciare il segno. Una decisione che riporta la città al centro del dibattito nazionale sul rapporto tra istituzioni, legalità e infiltrazioni della criminalità organizzata. Il Tribunale di Napoli Nord, Prima Sezione Civile, ha dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco Matteo Morra e dell’ex assessore Luigi Carandente. Una pronuncia che arriva nell’ambito del giudizio elettorale promosso dal Ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del Comune di Marano disposto con decreto del Presidente della Repubblica per accertate ingerenze della criminalità organizzata di stampo mafioso. È una decisione che pesa. Molto. Una sentenza che rappresenta uno dei primi effetti concreti dello scioglimento dell’ente comunale. Il provvedimento, depositato il 3 agosto, accoglie il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno e dispone l’incandidabilità dei due ex amministratori per i due turni elettorali successivi allo scioglimento del Consiglio comunale. Una misura prevista dall’ordinamento per chi, secondo la valutazione del giudice civile, abbia avuto responsabilità nella gestione dell’ente successivamente sciolto per infiltrazioni mafiose. La sentenza, tuttavia, non è definitiva e potrà essere impugnata nei successivi gradi di giudizio. La vicenda giudiziaria, dunque, è ancora aperta e saranno gli ulteriori passaggi processuali a stabilire in via definitiva la posizione degli interessati. Ma il valore politico della decisione è già enorme. Marano torna ancora una volta sulle pagine della cronaca nazionale. Ancora una volta il nome della città viene associato a una ferita profonda. Ancora una volta il peso delle infiltrazioni mafiose ricade sull’intera comunità, composta da migliaia di cittadini onesti che ogni giorno lavorano, studiano e chiedono soltanto un’amministrazione libera da ogni ombra. Lo scioglimento del Comune aveva già rappresentato uno degli atti più gravi che possano colpire un ente locale. Lo Stato interviene con uno strumento eccezionale soltanto quando ritiene compromessa la libera amministrazione della cosa pubblica. È una misura straordinaria. Dolorosa. Ma prevista per tutelare la legalità, la trasparenza e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Da quel momento è iniziato un percorso difficile. Commissari straordinari. Controlli. Verifiche. Analisi degli atti amministrativi. Un lavoro silenzioso che oggi produce anche questa decisione del Tribunale civile. Il provvedimento di incandidabilità non costituisce una condanna penale, ma una misura prevista dalla normativa in materia di enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose. È importante distinguere i diversi piani giuridici. Da una parte il giudizio civile sull’incandidabilità. Dall’altra eventuali procedimenti penali, autonomi e soggetti a regole completamente differenti. La pronuncia riguarda esclusivamente la possibilità di candidarsi nei due turni elettorali successivi allo scioglimento del Consiglio comunale e resta, allo stato, non definitiva. Intanto la città osserva. Attende. Si interroga. Perché ogni volta che un Comune viene travolto da vicende di questa portata non perde soltanto la politica. Perdono soprattutto i cittadini. Perdono i commercianti. Perdono le famiglie. Perdono i giovani che vedono allontanarsi la fiducia nelle istituzioni. La vera sfida, adesso, non è soltanto quella giudiziaria. È quella morale e amministrativa. Restituire credibilità agli uffici pubblici. Ricostruire un rapporto di fiducia tra amministratori e popolazione. Dimostrare che la politica può tornare a essere servizio e non terreno di sospetti. Le decisioni dei tribunali fanno il loro corso. La magistratura svolge il proprio compito nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge. Ma il futuro di Marano dipenderà soprattutto dalla capacità della classe dirigente di costruire una stagione nuova, fondata sulla trasparenza, sulla responsabilità e sul rispetto delle regole. La sentenza depositata il 3 agosto rappresenta un altro tassello di una vicenda complessa che continuerà nei tribunali. Fino a quando non arriveranno decisioni definitive, ogni persona coinvolta conserva i diritti e le garanzie riconosciuti dall’ordinamento. Nel frattempo resta una certezza. Marano ha bisogno di voltare pagina. Ha bisogno di istituzioni forti, credibili e impermeabili a qualsiasi forma di condizionamento. Perché una città può rinascere soltanto quando la legalità smette di essere uno slogan e diventa il fondamento concreto di ogni scelta pubblica.

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