
Dalle prime luci dell’alba, un’imponente operazione della Polizia di Stato ha sventato i piani delle ‘ndrine vibonesi. Coinvolte cinque regioni, sequestri ingenti e un nome eccellente tra gli indagati: l’ex capo ultrà dell’Inter, Marco Ferdico.
VIBO VALENTIA – Un colpo durissimo al cuore della criminalità organizzata calabrese. Nelle prime ore di oggi, 8 aprile 2026, gli agenti della Polizia di Stato, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro guidata dal procuratore Salvatore Curcio, hanno eseguito 54 misure cautelari in un’operazione che ha attraversato l’Italia da sud a nord. Il provvedimento, emesso dal GIP Arianna Roccia, ha colpito duramente le gerarchie del cosiddetto “Locale dell’Ariola”, una storica consorteria criminale radicata nel comprensorio delle Serre vibonesi, con epicentro a Gerocarne.
L’Asse Criminale: Dalle Serre a Milano
L’inchiesta ha messo a nudo la pervasività delle famiglie Emanuele e Idà, capaci di proiettare la propria influenza ben oltre i confini calabresi. Le 54 ordinanze (46 custodie in carcere e 8 obblighi di dimora) sono state eseguite nelle province di:
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Calabria: Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza.
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Lombardia: Milano.
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Veneto: Rovigo.
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Lazio: Viterbo.
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Campania: Benevento.
Le Accuse: Un Catalogo di Atrocità
I reati contestati agli indagati, a vario titolo, disegnano un quadro di estrema pericolosità sociale. Non solo associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, ma anche:
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Tentato omicidio e lesioni personali.
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Estorsioni, ricettazione e detenzione illegale di armi ed esplosivi.
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Danneggiamento aggravato e trasferimento fraudolento di valori.
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Maltrattamento e uccisione di animali, spesso utilizzati come lugubri segnali di potere sul territorio.
Il Caso Marco Ferdico: Calcio e Narcotraffico
A far scalpore è il coinvolgimento di Marco Ferdico, già noto alle cronache come esponente di vertice della curva Nord dell’Inter. Ferdico, già condannato in primo grado nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva”, è ora accusato dalla Dda calabrese di essere coinvolto nel traffico di droga gestito dalle cosche vibonesi. Secondo gli investigatori, i legami tra esponenti della tifoseria organizzata milanese e i vertici della ‘Ndrangheta non erano solo episodici, ma strutturati per gestire flussi di cocaina e hashish destinati al mercato del Nord Italia.
Il Controllo del Territorio e il Metodo Mafioso
L’inchiesta ha documentato come il “Locale dell’Ariola” mantenesse un controllo asfissiante sul comprensorio di Gerocarne. Le indagini hanno rivelato episodi di inaudita violenza, tra cui tentati omicidi legati alla gestione del territorio e alla punizione di chi sgarrava rispetto ai rigidi codici della ‘ndrina. “L’operazione odierna ha dichiarato il procuratore Curcio, dimostra che lo Stato non arretra di un millimetro. Abbiamo colpito una struttura che univa la violenza arcaica delle Serre vibonesi con le moderne capacità imprenditoriali nel narcotraffico milanese.” L’operazione di oggi rappresenta uno dei colpi più significativi degli ultimi anni contro la ‘Ndrangheta vibonese. Mentre continuano le perquisizioni e i sequestri di beni per milioni di euro, l’attenzione resta alta sulla capacità di resilienza di queste organizzazioni, capaci di rigenerarsi infiltrando settori apparentemente lontani come lo sport e il commercio nelle grandi metropoli. Le indagini proseguono ora per analizzare il materiale sequestrato e individuare ulteriori ramificazioni di quella che appare come una “holding del crimine” perfettamente oliata.









