venerdì, Febbraio 13, 2026
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Mediaset denuncia Fabrizio Corona: diffamazione, minacce e richiesta di misure preventive sui social

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Mediaset passa alle vie legali contro Fabrizio Corona. L’azienda di Cologno Monzese ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Milano per diffamazione e minacce, contestando all’ex agente fotografico una serie di contenuti diffusi nelle ultime settimane attraverso il web e i social network. Nel mirino, in particolare, alcune puntate del format online “Falsissimo”, nel quale Corona ha rivolto attacchi diretti ai vertici del gruppo televisivo e a conduttori di programmi di punta. Secondo quanto emerso, Mediaset non si è limitata alla querela. Parallelamente, avrebbe infatti depositato un’istanza alla Direzione distrettuale antimafia (Dda) affinché vengano valutate misure di prevenzione nei confronti di Corona. L’obiettivo sarebbe quello di inibire l’utilizzo dei social network, di altre piattaforme telematiche e persino del telefono cellulare per la diffusione di contenuti ritenuti lesivi e potenzialmente pericolosi. Una richiesta che segna un passaggio significativo e che testimonia il livello di allarme percepito dall’azienda. Al centro della vicenda ci sarebbero dichiarazioni considerate gravemente diffamatorie e, in alcuni casi, connotate da toni minacciosi, indirizzate non solo al management Mediaset ma anche a volti noti della televisione. Tra i nomi citati nelle puntate contestate figura quello di Alfonso Signorini, direttore editoriale di Chi e storico conduttore del Grande Fratello. La scelta di coinvolgere anche la Dda, pur trattandosi di un’istanza e non di un provvedimento già adottato, sottolinea la volontà di Mediaset di ottenere strumenti incisivi per arginare una comunicazione giudicata fuori controllo e reiterata nel tempo. Una linea dura che si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso l’uso dei social media come veicolo di attacchi personali, con conseguenze non solo reputazionali ma anche legali. Al momento, Fabrizio Corona non risulta destinatario di alcuna misura restrittiva, e come previsto dall’ordinamento vige la presunzione di innocenza. Sarà ora la magistratura milanese a valutare i contenuti contestati, la loro rilevanza penale e la fondatezza della richiesta avanzata dall’azienda televisiva. In un panorama mediatico sempre più dominato dalla comunicazione diretta e senza filtri, il caso solleva interrogativi rilevanti sul confine tra libertà di espressione, diritto di critica e tutela della dignità personale e professionale. Un sentito ringraziamento va all’amico e collega Gabriele Schifanella, la cui celerità e precisione nel reperire e verificare le informazioni hanno contribuito in modo determinante alla ricostruzione puntuale di una vicenda complessa e in continua evoluzione.

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