
ROMA – La Città Eterna si prepara a vestire i panni della grande kermesse artistica per accogliere uno degli appuntamenti più attesi e prestigiosi del panorama culturale italiano, un faro puntato sulla canzone d’autore e sulla poesia in musica. Le date cerchiate in rosso sul calendario sono quelle del diciotto e diciannove settembre, quando il prestigioso palco romano accenderà i riflettori sulla venticinquesima edizione del Premio De André, kermesse patrocinata dalla fondazione intitolata all’indimenticabile Faber. Un quarto di secolo di storia, di ricerca di nuovi talenti e di omaggi ai giganti della melodia nazionale, culminato quest’anno in un parterre di premiati capace di attraversare le generazioni e di unire mondi espressivi apparentemente distanti. Il momento più atteso e carico di emozione sarà senza dubbio la consegna del riconoscimento alla carriera a Renato Zero, istrionico e inimitabile pilastro della musica leggera italiana, la cui cifra stilistica ha saputo ridefinire i confini del trasformismo scenico e della scrittura introspettiva. Accanto al celebre cantautore romano, il comitato scientifico e artistico ha inteso tributare altri prestigiosi riconoscimenti a figure di altissimo spessore culturale, tra cui l’indimenticato attore e drammaturgo Paolo Rossi, maestro dell’ironia tagliente e della satira teatrale, e Setak, raffinato chitarrista e cantautore abruzzese che sta rinnovando i fasti della lingua dialettale nella canzone contemporanea. L’evento non sarà soltanto una passerella di illustri ospiti, ma manterrà intatta la sua vocazione originaria: fungere da trampolino di lancio per i giovani finalisti emergenti selezionati tra centinaia di proposte arrivate da ogni angolo d’Italia. Le esibizioni dal vivo dei concorrenti in gara offriranno uno spaccato autentico e vibrante delle nuove tendenze cantautorali, dimostrando come l’eredità morale e artistica di Fabrizio De André continui a germogliare rigogliosa nelle coscienze dei ragazzi. In un’epoca dominata dal consumo effimero e da ritmi discografici frenetici, il Premio De André a Roma si conferma un baluardo di resistenza poetica, un luogo dell’anima in cui la parola torna a pesare come un macigno e la musica si fa sussurro universale.









