domenica, Marzo 15, 2026
HomePoliticaMeloni: “chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia”.

Meloni: “chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia”.

ArtesTV
MORVRAN.COM

ROMA — Giorgia Meloni alza i toni dopo gli scontri di ieri a Milano durante la manifestazione contro le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. In un messaggio pubblicato sui social, la presidente del Consiglio ha definito “nemici dell’Italia e degli italiani” quanti protestano “contro le Olimpiadi” e ha legato le tensioni in piazza ad altri episodi di sabotaggio, come il taglio dei cavi ferroviari che avrebbe impedito la partenza dei treni. “Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura”, ha scritto la premier, accusando i gruppi violenti di voler “vanificare” quel lavoro e di esportare “queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo”. Quindi la solidarietà: “Alle Forze dell’ordine, alla città di Milano e a tutti coloro che vedranno il loro lavoro vanificato da queste bande di delinquenti”.

Parole che arrivano mentre la tensione tra governo e movimenti antagonisti si riaccende, e che segnano un ulteriore salto di livello nello scontro politico: non solo condanna dei disordini, ma delegittimazione dell’intera protesta, compressa in un unico bersaglio — “l’anti-Italia” — anche se il corteo ha mescolato rivendicazioni diverse, dai costi ambientali dei Giochi alla Palestina, fino al nuovo pacchetto sicurezza appena approvato in Consiglio dei ministri.

Sulla stessa linea si è collocato anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto su X con un post durissimo. Il ministro ha contestato l’idea che chi “taglia i cavi” o “manifesta con violenza” non sia un pericolo, ma che il vero problema sia il governo. E ha rovesciato la prospettiva: “Per poter evitare che i servitori dello Stato siano presi a calci un giorno dai manifestanti e poi dallo Stato stesso nelle settimane successive?”, scrive Crosetto, denunciando un doppio schiaffo alle forze dell’ordine: prima quello della piazza violenta, poi quello — politico e giudiziario — di un sistema che, a suo dire, non garantirebbe strumenti e tutele adeguate a chi “difende cittadini, leggi, democrazia”.

La manifestazione di Milano era considerata la prima grande prova di piazza, dopo quella di Torino legata alle proteste per lo sgombero di Askatasuna, con una presenza annunciata di frange antagoniste. In strada, secondo gli organizzatori, hanno sfilato circa diecimila persone dietro lo striscione “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”, un corteo partito da piazzale Medaglie d’Oro e passato per corso Lodi fino allo Scalo di Porta Romana, area simbolica perché vicina al Villaggio Olimpico.

La marcia si è svolta a lungo senza particolari criticità, tra azioni dimostrative e slogan contro le “olimpiadi insostenibili”, contro l’ICE in Italia e contro la speculazione immobiliare. Dal cavalcavia dell’ex Scalo di Porta Romana, alcuni manifestanti hanno acceso fumogeni e fatto partire fuochi d’artificio verso i binari ferroviari, esponendo striscioni in inglese; in via Benaco è apparso “Ice out of Milan”, mentre nel quartiere Corvetto — tappa finale del corteo — sono comparsi cartelli e scritte sul diritto all’abitare, con un gesto simbolico sul mercato comunale di piazza Ferrara.

Lo scontro vero è esploso proprio al Corvetto, quando una frangia incappucciata e con caschi si è staccata dal corteo principale per dirigersi verso la Tangenziale Est. Bottiglie, petardi e oggetti sono stati lanciati contro la polizia in tenuta antisommossa; gli agenti hanno risposto con cariche di contenimento e con gli idranti. Il bilancio, secondo le prime informazioni, parla di qualche contuso tra i manifestanti, nessun ferito grave, e sei fermati riconducibili a diversi centri sociali. La situazione è rientrata e la manifestazione si è conclusa in viale Brenta.

Il governo ora stringe il racconto attorno a un binario preciso: le Olimpiadi come interesse nazionale, lavoro e reputazione internazionale; la protesta come attacco all’Italia. Ma proprio questa semplificazione è destinata ad alimentare un altro fronte: quello di chi rivendica la distinzione tra dissenso e violenza e teme che l’equazione “corteo uguale delinquenti” diventi la cornice per irrigidire ulteriormente la risposta securitaria, soprattutto in una fase in cui l’esecutivo ha appena varato nuove misure su ordine pubblico e sicurezza.

Milano-Cortina, insomma, non è più solo un evento sportivo. È già diventata un campo di battaglia politico: tra immagine e conflitto sociale, tra “vetrina del Paese” e contestazione di modello urbano, tra difesa dell’ordine e diritto a protestare. E dopo ieri, lo scontro promette di continuare.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Eventi in programma

ULTIME 24 ORE