
“Il mondo è bello perché è vario”, questa è la frase che si sente spesso ripetere un pò dapnpertutto. La stessa, molto probabilmente, è quanto risulta dalla distillazione di un gran numero di esperienze fatte da parte di un’ umanità disincanta.Cosi ieri, a New Dehli, si è avuta la smentita della validità di un refrain in voga qualche anno fa, spesso usato dai giovani, anche a sproposito. “Mai una gioia!”, questo lo slogan appena accennato, con cui commentare con ironia, seppur mesta, la serie di notizie negative apprese di persona o attinte dai mezzi dell’informazione. In effetti nella capitale indiana negli ultimi giorni è accaduta qualcosa di importanza tale che imporrà di segnare marcatamente la linea del tempo che separerà di netto il prima e il dopo della regolamentazione più su accennata. Essa disciplina i rapporti economico commerciali tra la Unione Europea e il subcontinente India. Pochi numeri per dare un’ idea di massima, ma non troppo, dell’ ordine di importanza dell’accordo che sará siglato tra sei mesi circa, in via definitiva da quelle realtà geopolitiche. i Queste ultime, considerate insieme, rappresentano un quarto della popolazione mondiale, mentre il loro interscambio commerciale costituisce la quinta parte di quello globale. Balza agli occhi senza difficoltà che non si tratta di un accordo come tanti, bensi di una rivoluzione copernicana di grande portata. Al di la delle dimensioni più che ampie degli scambicommerciali tra i due potenti blocchi, un’altro particolare fa guardare con particolare favore l’inizio della operatività dell’ intesa raggiunta. Si tratta della reciproca riduzione dei dazi, fin quasi a raggiungere il loro pressochè totale azzeramento. Morale della favola: in un verso e nell’altro delle rotte sulle vie d’ acqua che collegano i due blocchi, viaggeranno beni il cui controvalore è costituito quasi esclusivamente dal loro prezzo. Ergo l’aria fritta (i dazi) sarà paragonabile a un telo leggero che avvolge quelle merci. È opportuno ricordare che il Mercante di Washington, al secolo Trump il presidente, recita un credo esattamente opposto a quello appena indicato, fresco di conclusione: usa i dazi come fossero la spada del biblico Angelo steminatore. Essi somigliano vagamente alle tassazioni previste dal recente accordo di collaborazione raggiunto dalla UE, sostenuta in particolate dal governo tricolore, con alcuni paesi dell’ America Latina. Le dimensioni dell’ ultimo sono di gran lunga superiori. A questo livello della breve analisi appena compiuta, al lettore non sfuggirà la riflessione che, tra tante cose che stanno subendo revisioni che più corretto sarebbe definire stravolgimenti, con buona probabilità ciò che a un certo tempo si troverà rivoltato come un calzino, sarà il commercio internazionale. A breve si potranno approfondire le ipotesi accennate nelle righe che precedono. Con l’augurio che nell’ immediato non ci saranno ripensamenti. Di recente e’ già successo varie volte e, a oggi, proseguono speditamente. Quel che lascia perplesso è che il tutto prende origine nella civilissima (?) America.
Sic transit gloria mundi, che tradotto vale ” così si scade, per giunta per lungo tempo”.









